Secondo un nuovo studio la tripofobia, comunemente conosciuta come “paura dei buchi”, è collegata ad una risposta fisiologica associata più al disgusto che alla paura. Nonostante la tripofobia non sia riconosciuta ufficialmente dall’American Psychiatric Association, molte persone riferiscono di provare un’avversione per gruppi di buchi, come quelli degli alveari, di un baccello di semi di loto o persino del cioccolato aerato. Secondo gli esperti, il fenomeno probabilmente ha una base evolutiva e potrebbe essere più comune di quanto si creda.
Studi precedenti collegavano le reazioni di tripofobia ad alcune delle stesse proprietà spettrali visive condivise dalle immagini di animali pericolosi in termini evoluzionistici, come serpenti e ragni. Il motivo ripetuto dell’alto contrasto visto in gruppi di buchi, per esempio, è simile al motivo sulla pelle di molti serpenti e al motivo realizzato dalle zampe scure di un ragno su uno sfondo più chiaro. Secondo Vladislav Ayzenberg, autore principale del nuovo studio “siamo una specie incredibilmente visiva e le proprietà visive possono trasmettere molte informazioni significative”. È ben noto che vedere immagini di animali pericolosi generalmente provoca una reazione di paura nelle persone, associata al sistema nervoso simpatico. Il battito del cuore e il respiro aumentano e le pupille si dilatano. Questa sovraeccitazione per un potenziale pericolo è conosciuta come istinto di sopravvivenza.

Il fatto di aver trovato questi effetti in soggetti che non riportavano di soffrire di tripofobia suggerisce che un meccanismo visivo abbastanza primitivo e persuasivo sia alla base dell’avversione per i buchi. Dai tempi di Darwin, gli scienziati discutono sulla relazione tra paura e disgusto. Il nuovo studio aggiunge che, mentre le due emozioni occasionalmente si sovrappongono, hanno distinte basi neuronali e fisiologiche.
