Nella Roma dell’800, durante la Quaresima, la chiesa prescriveva l’osservanza di digiuni severissimi in segno di penitenza per cui alla maggior parte dei fedeli, la sera, non era concesso, per nutrirsi, che un solo maritozzo. I maritozzi, da “marituccio, maritino”, nella versione quaresimale, erano più piccoli, più cotti e, al loro interno, arricchiti con canditi, pinoli e uvetta sultanina . A questi dolcetti era legata l’usanza di regalare, il primo venerdì di marzo, il “santo maritozzo” alla propria fidanzata che, come pegno d’amore, poteva contenere due cuori intrecciati, due mani che si stringevano o un cuor trafitto da una freccia. Per realizzare i maritozzi quaresimali occorrono: 500 grammi di pasta di pane lievitata, 20 grammi di uvetta sultanina, 20 grammi di pinoli, 40 grammi di olio extravergine d’oliva, la scorza d’arancia candita, 2 cucchiai di zucchero.
Maritozzi quaresimali: storia e ricetta
