Sant’Agata: il recupero delle reliquie

Il recupero delle reliquie di Sant’Agata, riportate a Catania, avve ad opera di due soldati della guardia imperiale bizantina: Gisliberto e Goselmo, uno di origine francese; l’altro calabrese. Secondo quanto afferma la tradizione, la Santa apparve in sogno a Gisliberto, esprimendoli la precisa volontà di ritornare in patria. Il soldato francese, all’inizio, non dette peso a quel sogno ma, quando esso si ripetè per altre due volte, si confidò col commilitone Goselmo e, insieme, decisero di assecondarlo, tanto che le Sacre reliquie furono da loro trafugate e imbarcate, con destinazione Catania. Si narra che, per sfuggire più facilmente ai controlli, sezionarono il corpo della Santa in 5 parti, per poi nasconderlo nelle faretre in cui si riponevano le frecce, ricoperti con petali di rose profumate.

Le reliquie, dopo un lungo viaggio che aveva tocato Smirne, Corinto, Metone, Taranto e Messina, giunsero ad Acicastello, consegnate al Vescovo dopo un confronto con i referti redatti nelle ultime ricognizioni. Da lì vennero portate in processione sino a Catania. La sera del 17 agosto 1126, dopo ben 86 anni di “esilio”, il corpo di Sant’Agata ritornò ad essere accolto e venerato a Catania. I catanesi, profondamente grati a Gisliberto e Goselmo, li elessero a concittadini e li vollero per sempre custodi delle reliquie in Cattedrale, dove anch’essi riposano. Il 17 agosto di ogni anno, per ricordare il ritorno delle Sacre reliquie in città, viene celebrata la festa di mezz’agosto. A conferma dell’eccezionalità di quell’evento del 1126, i documenti storici registrano un miracolo, compiuto quella stessa notte: una donna cieca e paralitica dalla nascita, riacquistò la vista e l’uso delle gambe nell’atto di prostrarsi davanti al Sacro Tesoro.