Da Leonardo Da Vinci a Luigi Di Maio, la preoccupazione di “Nature” per l’Italia: “alle elezioni del 4 marzo la Scienza rischia di essere sconfitta”

Mentre la campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo entra nelle sue ultime settimane, secondo la rivista Nature i ricercatori del Paese temono che i tagli ai fondi e lo scarso interesse nella scienza persisteranno, qualsiasi sarà il risultato elettorale. Argomenti come l’immigrazione, l’afflusso di rifugiati e la partecipazione all’eurozona stanno dominando il dibattito. Ma a parte la battaglia sul programma di vaccinazione obbligatoria della nazione, introdotto lo scorso anno, la scienza è comparsa poco durante la campagna elettorale, nonostante gli economisti avvisino che il sistema di ricerca italiano sia in uno stato precario.

L’Italia ha punti di eccellenza scientifica, come nella biomedicina e nella fisica delle particelle. Ma a differenza di molti altri Paesi europei, non è riuscita a modernizzare il suo sistema scientifico negli ultimi decenni. I fondi sono stati costantemente tagliati; le assunzioni accademiche possono essere complicate e la burocrazia paralizza. Le organizzazioni di ricerca hanno avuto poco potere a livello politico e non sono state in grado di arginare la crescente influenza di coloro che hanno demonizzato le vaccinazioni e promosso le miracolose cure di ciarlatani.

scienza italiaInoltre, la differenza negli investimenti e nei risultati scientifici tra il ricco nord e il più disagiato sud sta aumentando, contribuendo ad alimentare politiche regionali e populiste. Quando a gennaio l’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) ha annunciato i risultati del suo primo concorso per premiare i dipartimenti universitari con le performance migliori, le istituzioni settentrionali hanno ricevuto un’enorme parte dei fondi.

Le riforme del sistema di ricerca devono essere supportate da budget più alti. Ma dalla crisi economica del 2008, la già bassa spesa italiana per la ricerca e lo sviluppo è calata del 20%, di 1.2 miliardi di euro. I fondi per le università sono stati ridotti di un quinto, così come il numero dei professori a livello nazionale. Il finanziamento per gli istituti della ricerca pubblica non è superiore a quello del 2008 e il deficit sostanziale dell’Italia significa che è improbabile che la situazione migliori presto. Inoltre, dal 2008 il numero di scienziati che ha lasciato il Paese è stato superiore a quello degli scienziati in entrata. Il fatto che dal 2005 l’Italia abbia aumentato la sua presenza nel 10% degli studi scientifici più citati del mondo, non sposta il Paese dalla strada verso la mediocrità in ambito scientifico.

Secondo Nature, qualsiasi sarà il prossimo governo italiano la situazione non migliorerà. I sondaggi suggeriscono che il Movimento 5 Stelle riceverà il maggior numero di voti. La sua piattaforma elettorale dice che il M5S rivedrà il sistema di valutazione, aumenterà il finanziamento alla ricerca e stabilirà un’agenzia dedicata per distribuire i fondi per la ricerca. Ma molti ricercatori guardano il Movimento con preoccupazione poiché alcuni dei suoi membri hanno supportato a gran voce campagne antiscientifiche, incluse quelle contro i vaccini. Molti scienziati vedono il crescente sentimento italiano contro i vaccini come uno degli sviluppi più preoccupanti degli ultimi anni.

È improbabile che il M5S prenda parte ad una coalizione di governo. Quindi è molto probabile che ad emergere sarà un mix dei partiti di centro-destra guidati da Forza Italia, inclusa la Lega Nord. Ma questo gruppo ha detto poco di concreto sulla scienza. Una simile coalizione potrebbe ottenere abbastanza seggi per formare un governo. Se così non fosse, potrebbe formare una coalizione più ampia con il Partito Democratico. Ma qualunque sia il contenuto del prossimo governo, è improbabile che cambi radicalmente la cultura scientifica italiana.