Equinozio di primavera: ecco come veniva festeggiato nell’antichità

Come veniva festeggiato l’equinozio di primavera nell’antichità? Gli Assiri e i Babilonesi davano una grande importanza all’equinozio di primavera. La festività babilonese più importante era l’Akitu, che durava 12 giorni nei quali il re, figlio del divino, rigenerava e sincronizzava i ritmi della natura, del cosmo e della società umana. La festa di primavera più antica è quella egiziana di Sham El Nessim, risalente a circa 4700 anni fa. Tra i suoi simboli principali troviamo le cipolle verdi, utilizzate un tempo per imbottire gli occhi delle mummie; considerate ancora oggi come un amuleto contro malocchio e invidia. Ad esse si ricollega una leggenda, riportata in un antico papiro relativo a Old Memphis. Si narra che un faraone aveva un unico figlio, colpito da una malattia sconosciuta che lo costrinse a letto per alcuni anni, tanto che il popolo, che amava il faraone, decise di astenersi dal celebrare la festa, unendosi al suo dolore.

Fu proprio il re a convocare un grande sacerdote del tempio di Oun che diagnosticò al giovane figlio una malattia causata da spiriti malvagi, ordinando di collocare alcune fette di cipolla sul naso del ragazzo, in modo da farne respirare i vapori. Il giovane recuperò le sue forze, guarendo. Nel palazzo si tennero festeggiamenti per celebrare la miracolosa guarigione che coincise con l’inizio della stagione primaverile ed il popolo, come gesto d’amore verso il re, appese corone di cipolle alle porte delle case. Secondo gli antichi Egizi, con l’arrivo della primavera l’Uovo cosmico plasmato da Ptah, da lui deposto sulle rive del Nilo e qui covato dall’oca sacra, si schiudeva, facendo uscire Ra, il Sole. Il fiume viveva in simbiosi col dio solare. Per i Celti era il tempo di Beltane; festa della rinascita, dedicata al dio Bel, da molti accomunato al dio Cernunno, divinità della natura, associata alla riproduzione e alla fertilità. La primavera, per questo popolo, rappresentava il periodo degli accoppiamenti rituali, delle nozze sacre in cui il principio maschile e quello femminile si congiungevano per propiziare la fertilità… e tutto ciò avveniva a Beltane.

In Grecia in primavera si celebravano i Piccoli Misteri Eleusini. Il messaggio per gli iniziati ai Piccoli Misteri era la promessa di abbondanza materiale da parte della dea del grano, ma anche la liberazione dall’angoscia e dal dolore ed un trattamento privilegiato dopo la morte. I primi dieci giorni di aprile erano dedicati alle “Feste Megalesi” (dal greco megale, “la grande”) in onore di Minotauro. Cibele, la Grande Madre, divinità primigenia, madre degli dei e degli uomini. Il suo culto era caratterizzato, in origine, da cerimonie orgiastiche e sanguinose, che si addolcirono molto in seguito, quando si diffusero a tutta la Grecia. I Romani continuarono questa usanza, arricchendola con i Ludi Megalenses, giochi pubblici che seguivano l’aspersione pubblica rituale, fatta con acqua consacrata, della statua della Grande Madre. Il mese di aprile era interamente all’insegna dei festeggiamenti: il 7 si celebrava il compleanno di Apollo e Diana, il 15 si tenevano le Feste Fordicalie, che vedevano vacche sacre immolate in onore della dea Terra; il 18 le Cerealie, dedicate a Cerere nella sua qualità di protettrice delle messi; il 21 nelle Palilie si sacrificavano agnelli per la dea Pale, patrona dei greggi e dei pastori; il 23 si libava per Giove e Venere con il vino fatto in autunno; il 25 si pregava la dea Robigo perché tenesse lontano dal grano i parassiti che distruggevano i raccolti.

Il 28 la dea Flora veniva sollecitata a curare la vegetazione ed in particolare i fiori; il 30, durante le Larenziali, si inneggiava a Larenzia, la lupa che aveva salvato, nutrendoli col suo latte, i gemelli Romolo e Remo. Anche l’equinozio di primavera venne cristianizzato: infatti, dopo la prima luna piena che segue l’equinozio, i cristiani celebrano la Pasqua, commemorando la Resurrezione di Cristo. Il termine “Easter”, con cui in inglese si designa la Pasqua, ci riporta ad un’antica divinità pagana dei popoli nordici, la dea Eostre, che presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi. A Eostre era sacra la lepre (oggi “rimpiazzata” dal coniglio pasquale) che deponeva l’uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell’anno e l’uovo non è certo scelto a caso, dato che da sempre è simbolo di vita, creazione e rinascita.