La spina bifida è una grave malformazione congenita che interessa la colonna vetebrale del nascituro durante i primi mesi di gravidanza, colpendo, in Italia, un feto su 1300. Può coinvolgere midollo spinale, cervello, cervellletto, tronco e strutture adiacenti, interessanto più frequentemente tratto lombare e sacrale, mentre meno di frequente coinvolge tratto dorsale e cervicale. I fattori di rischio sono molteplici: stato di salute della madre (ipertermia, obesità, predisposizione genetica), carenza di vitamine come l’acido folico, assunzione di alcuni farmaci in gravidanza, specie antipillettici, alcolismo della madre, anomalie cromosomiche legate ad alcune malattie (es. sindrome di Patau, di Edward e di Down) o fattori ambientali (cibi contaminati, disinfezione con cloro dell’acqua potabile, effetto dei campi elettromagnetici, uso di pesticidi). I sintomi sono molto eterogenei e complessi: immobilità degli arti inferiori, difficoltà nel controllo degli sfinteri, complicazioni neurologiche, difficoltà di apprendimento o attenzione, difficoltà nel linguaggio, problemi psicologici e sociologici legati alla malformazione fisica che permangono anche in età adulta, spesso allergie al lattice, difficoltà visive, piaghe da decubito e irritazioni della pelle.
