Una variazione naturale di un gene chiamato KLF14 fa sì che alcune donne accumulino grasso sull’addome e sui fianchi e le espone ad un maggior rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, secondo un nuovo studio dell’University of Virginia.
Il gene è differenziato in base al sesso: gli uomini con la stessa variazione del gene sono esposti a rischi minori di sviluppare la malattia e anche alcune donne possono essere risparmiate, a seconda che abbiano ricevuto il gene dalla madre o dal padre. Il ricercatore Mete Civelek ha spiegato: “Se per caso si eredita la versione del gene dalla madre, si è a più alto rischio di diabete di tipo 2. Le donne sono esposte ad un rischio più alto (28% in più rispetto agli uomini che ereditano il gene dal padre). Per ragioni che ancora non comprendiamo, questo gene è più attivo nelle donne che negli uomini”.
La scoperta suggerisce che i dottori un giorno potrebbero colpire la variazione genetica con farmaci per ridurre il rischio di diabete. Finora la ricerca sui fattori genetici che determinano il rischio di diabete ha segnalato gli effetti genetici sul pancreas e sull’insulina che produce. Ma ora i nuovi risultati svelano che anche il grasso può essere responsabile. In questo caso, la variazione genetica ha effetti gravi sulle cellule adipose nell’addome e nei fianchi di una donna, facendo sì che le cellule diventino più grandi ma meno numerose.

I risultati, che sono il frutto di 5 anni di studio e di collaborazioni internazionali, parlano dei modi sempre più sofisticati con cui gli scienziati devono pensare alla genetica umana. Non è più una questione di come i geni influenzino il corpo, ma di come i geni influenzino specifiche parti del corpo e, a volte, non del corpo di tutti.
I ricercatori intendono continuare la loro ricerca sugli effetti della variazione genetica. Prevedono anche la possibilità di creare farmaci per bloccare i suoi effetti negativi. Nel frattempo, vale sempre il vecchio consiglio quando si tratta di prevenire il diabete: “Non si può cambiare la genetica, ma si può cambiare l’alimentazione e l’attività fisica”, ha concluso Civelek.