La rimozione dei detriti spaziali: da problematica a opportunità

Dopo la caduta della Stazione Spaziale Cinese Tiangong 1, il mondo intero si è trovato a riconsiderare la problematica dei detriti spaziali.

“In futuro il problema del rientro dei detriti spaziali è destinato a tornare sempre più frequentemente alla ribalta”, ha osservato Tommaso Sgobba, Direttore Esecutivo e Segretario del Consiglio della International Association for the Advancement of Space Safety, riferendosi al fatto che “se oggi i veicoli spaziali attivi nell’orbita bassa sono almeno 600, nei prossimi dieci anni sono destinati a diventare 20.000, questo significa che se attualmente i rientri avvengono una volta al mese, tra dieci anni ne avremo uno al giorno”.

L’uomo sta inquinando non solo l’aria che respiriamo, l’acqua e il territorio in cui viviamo, ma anche lo spazio che ci circonda.

Lo spazio è una risorsa essenziale per lo sviluppo economico internazionale e quindi va tutelato e sfruttato con criterio.

Oggi orbitano intorno la terra circa 8mila tonnellate di detriti spaziali: 29mila oggetti di oltre 10 centimetri e più di un milione di frammenti troppo piccoli per essere tracciati.

La possibilità che un veicolo spaziale fuori controllo, come la Tiangong 1, possa causare danni ingenti nel suo percorso erratico è concreta e tangibile: parti e componenti sprigionate nel viaggio possono causare una serie di effetti a catena, generando ulteriori detriti.

Inoltre, tali detriti possono danneggiare altri oggetti spaziali in orbita e, non per ultima, anche la Stazione Spaziale Internazionale.

Oggi, il congestionamento dell’orbita bassa è tra le principali questioni da dover affrontare nel breve termine.

A tal proposito, la Dott.ssa Paola Leoni, Senior Partner e CEO della Leoni Corporate Advisors, società di consulenza strategica esperta in tematiche di sviluppo sostenibile aerospaziale, ha scritto un articolo pubblicato recentemente sulla rivista Space News, in occasione della 34esima edizione dello Space Symposium tenutosi dal 16 al 19 aprile a Colorado Springs.

LCA studia questo problema da anni, infatti, nel corso delle giornate promosse dall’ESA su questo tema – come i Clean Space Industrial Days all’European Space Research and Technology Centre – sono state proposte e valutate alcune soluzioni in grado di poter far fronte alla questione dei detriti spaziali; la realizzazione della missione ADR (Active Debris Removal) ad esempio che, attraverso l’ideazione e lo sviluppo di “Space Tugs” (“rimorchiatori spaziali”), sarebbe in grado di catturare i detriti ed assicurare una completa deorbitazione a terra, o il riposizionamento dell’oggetto in un’orbita cimitero.

Se da una parte abbiamo la volontà e la capacità tecnologica di realizzare queste tipologie di “rimorchiatori” – equipaggiati con reti simili a quelle utilizzate dai pescatori, arpioni e braccia robotiche – dall’altra, la mancanza di fondi e investimenti rilevanti ostacola il processo di avanzamento della missione.

L’Agenzia Spaziale Europea ha confermato la preoccupazione maggiore: il punto di non ritorno è stato raggiunto; il numero dei detriti spaziali è in costante aumento, anche se oggi tutte le linee guida venissero rispettate.

Ma allora, cosa impedisce alle istituzioni di lavorare congiuntamente per una gestione più sostenibile dello spazio introducendo degli “spazzini spaziali”?

I blocchi principali derivano proprio da motivazioni politiche e finanziarie.

Mentre l’apparente assenza di benefici diretti per gli operatori spaziali commerciali impedisce che le iniziative ADR attirino fondi privati; la mancanza di una condivisione, di una definizione giuridicamente vincolante del vero concetto di “detriti spaziali” conduce ad ulteriore confusione”, afferma Paola Leoni.

Per fornire una migliore conoscenza delle questioni in gioco e incoraggiare le istituzioni a muoversi verso lo sviluppo di missioni di pulizia spaziale (Active Debris Removal), durante i Clean Space Industrial Days, la società di consulenza strategica Leoni Corporate Advisors ha introdotto un approccio innovativo per coinvolgere istituzioni, industria e università, attraverso un interattivo “dynamo workshop” per costruire una visione condivisa del problema e le probabili soluzioni.

Le partnership pubblico-privato e lo sviluppo di schemi di incentivi, combinate con un’assicurazione ADR obbligatoria e un modello di governance (approccio del Protocollo di Kyoto) sono state suggeriti come potenziali strumenti efficaci – “tutti dovrebbero avere responsabilità per queste problematiche e ognuno dovrebbe pagare per questo proprio come si fa per la gestione dei rifiuti – ha suggerito un partecipante – noi dovremmo proporre la tassazione dei nuovi lanci in modo da raccogliere i fondi per questo scopo… le agenzie spaziali e i governi non possono essere lì a pulire la sporcizia del passato e del futuro”.