Nelle prime 24 ore di un’infezione da meningococco – che può dare origine a meningite e setticemia, così come ad artrite, peritonite e molto altro – i pazienti generalmente accusano mal di testa, vomito e torcicollo. Negli ultimi anni, tuttavia, il dolore addominale è stato osservato come un altro segno clinico, ma i medici tendono a non pensare ad una malattia da meningococco, bensì a gastroenteriti o appendiciti, ha spiegato Muhamed-Kheir Taha, direttore del Centro di Referenza Nazionale per il Meningococco (CNRM) dell’Institut Pasteur.
Ma “i ritardi nella diagnosi e nelle cure adeguate per coloro che ne sono colpiti possono essere fatali. Le malattie invasive da meningococco sono letali virtualmente in tutti i casi se non vengono somministrati rapidamente degli antibiotici”, ha continuato Taha, che ha guidato un team di ricercatori nell’analisi di queste forme addominali per valutare la loro frequenza e per diffondere la conoscenza tra i medici di questo nuovo volto della malattia.

In altre parole, l’emergere di questi nuovi ceppi W ha cambiato i quadri clinici e le persone con infezioni da meningococco oggi hanno più probabilità di accusare dolore addominale. È, quindi, necessario prendere in considerazione con la massima urgenza questo sintomo nella diagnosi medica. Dolori addominali, insieme a altri segni come dolore alle gambe, mal di testa e scarso afflusso di sangue alle unghie, dovrebbero essere considerati campanelli d’allarme per la meningite da meningococco.
Gli scienziati continueranno la loro ricerca analizzando in maniera più approfondita questi geni per cercare di comprendere il meccanismo di azione di questo ceppo, aprendo la strada a diagnosi più rapide di una malattia che colpisce ancora 135.000 persone in tutto il mondo ogni anno.