Ambiente, concentrazioni record di microplastiche nel ghiaccio dell’Artico: oltre 12.000 particelle per litro

Gli esperti dell’Alfred Wegener Institute, Helmholtz Centre for Polar and Marine Research (AWI) hanno recentemente trovato le quantità più alte di microplastiche mai misurate nel ghiaccio dell’Artico. I campioni di ghiaccio da 5 regioni dell’Artico contenevano oltre 12.000 particelle di microplastiche per litro di ghiaccio marino.

La Dott.ssa Ilka Peeken , prima autrice dello studio, ha spiegato: “Durante il nostro lavoro, abbiamo realizzato che oltre la metà delle particelle di microplastiche intrappolate nel ghiaccio avevano dimensioni inferiori alla ventesima parte di un millimetro, che significa che potrebbero essere facilmente ingerite dai microrganismi artici. Nessuno sa con sicurezza quanto siano pericolose queste minuscole particelle di plastica per la vita marina o per gli esseri umani”.

Il termine microplastiche si riferisce a particelle di plastica, fibre e altri frammenti con una lunghezza, un’ampiezza o un diametro che vanno da qualche micrometro (la millesima parte di un millimetro) fino a 5 mm. Una notevole quantità di microplastiche è rilasciata direttamente nell’oceano dal graduale deterioramento di pezzi più grandi di plastica. Le microplastiche, però, possono essere create anche sulla terra, per esempio lavando tessuti sintetici o dall’abrasione degli pneumatici delle auto, che inizialmente fluttuano in aria come polvere e poi finiscono in oceano trasportate dal vento.

Attraverso l’analisi degli strati delle carote di ghiaccio con luce infrarossa, “abbiamo scoperto particelle di plastica che avevano dimensioni di appena 11 micrometri. È circa un sesto del diametro di un capello umano e spiega anche perché abbiamo trovato concentrazioni di oltre 12.000 particelle per litro di ghiaccio marino, che è 2-3 volte maggiore di ciò che è stato misurato in precedenza”, ha spiegato Gunnar Gerdts, nel laboratorio del quale sono state eseguite le misurazioni. Sorprendentemente, i ricercatori hanno scoperto che il 67% delle particelle individuate nel ghiaccio apparteneva alla categoria “meno di 50 micrometri”.

I ricercatori hanno scoperto 17 tipi diversi di plastica nel ghiaccio, inclusi materiali da imballaggio come polipropilene e polietilene, ma anche vernici, nylon, poliestere e acetato di cellulosa, utilizzato soprattutto per i filtri delle sigarette. Questi 6 materiali insieme costituiscono circa la metà di tutte le microplastiche rilevate. Per quanto riguarda le possibili fonti di queste microplastiche, i ricercatori hanno indicato l’enorme isola di spazzatura dell’Oceano Pacifico, ma anche l’intensificazione delle attività di pesca e navigazione in alcune parti dell’Artico. Questo significa che le alte concentrazioni di microplastiche nel ghiaccio non sono da attribuire solo a fonti esterne all’Artico, ma anche all’inquinamento locale.

Secondo Peeken, “il ghiaccio lega tutti questi rifiuti plastici per 2 anni fino ad un massimo di 11, il tempo necessario ai banchi di ghiaccio dei mari della Siberia o dell’Artico Nord-americano per raggiungere lo stretto di Fram, dove si sciolgono”. Questo significa anche che il ghiaccio trasporta grandi quantità di microplastiche nelle acque della costa nordorientale della Groenlandia.

I ricercatori non sanno ancora dire se queste particelle rilasciate restano nell’Artico o vengono trasportate più a sud. Infatti, sembra probabile che i rifiuti plastici comincino ad affondare nelle acque profonde abbastanza velocemente dopo essere stati colonizzati da batteri e alghe.