La psicologa: “La nostalgia di Dio porta alla depressione”, che aumenterebbe “la possibilità di morire di cancro”

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La nota psicoterapeuta Alessandra Lancellotti illustrerà venerdì 4 maggio in Vaticano, alla conferenza “L’altra dimensione del management” e all’indirizzo di Papa Bergoglio, come la “nostalgia di Dio” porti alla depressione, come  spiega esaurientemente la stessa nel suo ultimo libro “Cambiamente” edito da Itaca. La dottoressa Lancellotti, in una nota, lancia l’allarme di 40 milioni di depressi solo in Europa oggi e il male oscuro che porterebbe a tumori, fra le altre patologie“. Alessandra Lancellotti evidenzia quindi lo slegamento dell’uomo moderno da Dio, dall’Entità superiore, un essere umano separatosi dalla sua natura stessa. Una società liquida quella attuale, dove non ci sono riferimenti valoriali definiti, ma una melassa di falsi idoli e un terreno fertile per il male oscuro e la malattia insita dell’uomo con la distanza dalla sua Origine.” “Dopo Nietsche Dio è morto e cosi con l’Illuminismo, la nostalgia di Dio fa ammalare“. Ma la mente viceversa, può essere anche uno strumento di successo vitale nella vita e nel business come testimonia la stessa Lancellotti.

Come afferma la Dott.ssa Alessandra Lancellotti: Esiste una mente “sentimentale” circolare e ormonale che regola il destino delle persone. Dal primo congresso mondiale di Leukemia del 1988 dove ho portato, unica psicologa in Italia, un lavoro: “I rapporti tra umore e tumore” mi sono addestrata a formare le menti in modo positivo e dinamico perché solo in questo nuovo modo di valorizzare i talenti, le persone si fa prevenzione di malattie drammatiche e le si prepara a un mondo così cambiato. La crisi è svolta e decisione di cambiamento, per questo ho aperto strade e strategie nelle persone e nelle imprese

Conclude la Dott.ssa Lancellotti: Abbiamo 40 milioni di depressi in Europa e solo pochi cercano aiuto. Sono stata io la prima a denunciare nel 1988 il legame tra umore e tumore. C’è una maggiore possibilità di morire di cancro se si è depressi, come anche evidenzia lo studio di Batty del University College London sul The BMJ medical journal”.