La Società italiana di tossicologia lancia l’allarme coralli tossici negli acquari e, con l’arrivo dell’estate, anche in spiaggia: ha costituito un gruppo per lo studio e la prevenzione di effetti avversi delle tossine algali, e referente è la professoressa Aurelia Tubaro dell’Università di Trieste, dipartimento di Scienze della vita.
Nei giorni scorso l’appassionato di pesci tropicali Chris Matthews, 27enne inglese dell’Oxfordshire è rimasto intossicato con la sua famiglia dopo aver pulito il suo acquario: scrostando una roccia coperta di corallo ha causato inavvertitamente il rilascio in atmosfera di palitossine. L’intera famiglia, compresi i due cani, ha accusato sintomi simili all’influenza ed è stata ricoverata. Si tratta di uno dei numerosi casi di cronaca, tra i più recenti, che riporta una intossicazione da tossine marine.
“Con il miglioramento della tecnologia in acquariofilia e la possibilità di coltivare specie provenienti da habitat fino a poco tempo fa difficili da riprodurre, negli ultimi anni abbiamo assistito a un boom del commercio di coralli dagli Stati Uniti – spiegano gli esperti -. Ma se non viene eseguita con alcune cautele la manutenzione di certi acquari può diventare pericolosa“.
I coralli ‘incriminati’ più commerciati sono dei generi Palythoa e Zoanthus, capaci di produrre palitossine. Poiché questi pur bellissimi esemplari sono infestanti, durante le operazioni di eradicazione e pulitura con acqua calda le persone che inalano i vapori possono manifestare sintomi di diversa entità come tosse, difficoltà respiratorie e febbre oltre i 38°C.
“Nel caso di manifestazioni di effetti tossici – avvertono i ricercatori – è bene consultare un medico, mentre a scopo preventivo è importante fare la manutenzione degli acquari utilizzando guanti resistenti e possibilmente lunghi, mascherine e occhiali protettivi. Per eliminare le colonie infestanti di coralli è bene non usare mai acqua calda“.
Il pericolo, inoltre, è presente anche sulle coste italiane con l’arrivo dei mesi caldi, da quando la tropicalizzazione del clima favorisce il fiorire di alghe bentoniche che producono tossine anche alle nostre latitudini. “In tali condizioni – prosegue la Società italiana di tossicologia (Sitox) – è possibile inalare queste tossine quando ci si bagna e/o ci si espone all’aerosol marino, costituito dalla miriade di goccioline d’acqua sospese in aria, generato dalle onde che si infrangono sulla riva“.
Analogamente al caso dei coralli la sintomatologia dell’intossicazione è nota: febbre oltre i 38°C, congiuntiviti, rinorrea, tosse e problemi respiratori anche gravi (chi soffre d’asma ne risente maggiormente), dermatiti da contatto, in qualche caso anche nausea e vomito. In presenza di queste ‘maree rosse’, simili a mucillagini, è bene allora non bagnarsi e stare lontani almeno 100 metri dalla riva. L’esposizione non avviene soltanto frequentando il mare in momenti sfortunati, infatti le tossine marine prodotte da alghe possono facilmente entrare nella catena alimentare e arrivare al piatto. In particolare molluschi (soprattutto mitili) e ricci filtrano, accumulano e dunque concentrano tossine dal mare.
