Uno studio condotto dall’università di Yale, pubblicato su “Jama“, ha rilevato che i pazienti con diabete di tipo 2 che usano l’insulina sintetica di nuova generazione non hanno risultati migliori rispetto a chi utilizza la versione di origine umana, molto meno costosa.
Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 25mila pazienti con diagnosi di diabete di tipo 2 soffermandosi sugli effetti delle due diverse forme di insulina, sulle visite al pronto soccorso, sui ricoveri per ipoglicemia grave e sui valori dell’emoglobina glicata: non sono emerse differenze sostanziali per nessuno dei parametri esaminati.
Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia, ha spiegato: “Si tratta di un lavoro che va controcorrente rispetto ad un elevato numero di altri studi che arrivano a conclusioni diverse, e che hanno portato a scrivere nelle linee guida la raccomandazione a preferire gli analoghi. Questo Studio ha diversi punti deboli. Si tratta di una indagine retrospettiva, di minor valore scientifico rispetto ad uno Studio randomizzato, e che prende in esame solo le ipoglicemie talmente gravi da costringere il paziente a ricorrere al Pronto Soccorso. Queste costituiscono solo una piccola percentuale degli episodi, mentre anche quelli meno gravi inducono gravi disagi e pericolose conseguenze per i pazienti, ad esempio aumentato rischio cardiovascolare. Inoltre la gran parte dei pazienti iniziava l’insulina quando il controllo metabolico era veramente pessimo“.
