L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che alcuni videogiocatori ossessivi potrebbero avere una reale dipendenza. Nella sua ultima revisione al manuale di classificazione delle malattie, l’OMS ha sostenuto che giocare in maniera compulsiva ai videogiochi è ora un problema di salute mentale.
Questa classificazione del “disturbo da gioco” come patologia separata aiuterà i governi, le famiglie e gli operatori sanitari ad essere più attenti e più preparati ad identificare i rischi. L’OMS e altri esperti hanno subito fatto notare che i casi sono ancora molto rari: si ritiene che ne sia affetto non più del 3% dei giocatori.
Questa dichiarazione ha confermato le paure di alcuni genitori ma ha anche suscitato critiche sul rischio di stigmatizzare troppi giovani videogiocatori.

Altri hanno ben accolto la nuova classificazione, sostenendo che sia fondamentale identificare le persone dipendenti dai videogames poiché solitamente sono adolescenti o giovani adulti che non chiedono aiuto. Il Dott. Shekhar Saxena, direttore del dipartimento per la salute mentale e l’abuso di sostanze dell’OMS, invita a stare in guardia se l’abitudine al gioco sembra prendere il sopravvento: “Se i videogiochi stanno interferendo con le funzioni della persona – che sia studio, lavoro, socializzazione – allora bisogna stare attenti e forse chiedere aiuto”.
