Nanofarmaci, proteomica, metabolomica: il futuro della medicina è nella “Casa della ricerca”. Nell’edificio U28, a Monza, i ricercatori di diverse aree disciplinari lavorano fianco a fianco per mettere a punto nuove tecniche di ricerca. Inaugurato due anni fa, l’U28 è nato come ambiente di ricerca basato sul modello della open science in cui la presenza di tecnologie è combinata con la presenza di competenze. Qui, i ricercatori lavorano su più fronti: dalla nanomedicina alle scienze omiche, considerate fondamentali per la medicina di precisione.
Tra le attività su cui sono attualmente impegnati i gruppi di ricerca, ci sono nuovi progetti per la nanomedicina, la realizzazione di tessuti umani partendo da una stampante 3D e l’implementazione di una nuova tecnica di imaging per individuare le alterazioni molecolari alla base di alcune patologie.
I designer di nanoparticelle

Diagnosi più precise con l’imaging-molecolare
Il gruppo di ricerca di proteomica sta studiando una nuova tecnica di imaging-molecolare mediante spettrometria di massa per migliorare la diagnosi del tumore della tiroide e del rene. L’imaging mediante spettrometria di massa permette di ottenere una rappresentazione visiva spaziale della composizione molecolare di un campione biologico, complementare a quella morfologica. Le due immagini, ottica e molecolare, sono sovrapponibili e ciò facilita il trasferimento dei risultati della ricerca in applicazioni cliniche. Attualmente, in Italia ci sono solo due centri ad avere questa tecnologia.
La stampante 3D che riproduce tessuti umani
Sempre in U28, un altro gruppo di ricerca, sta lavorando alla realizzazione di modelli tridimensionali di tessuti sani e patologici, ricreando un microambiente cellulare personalizzato. Il grande obiettivo, che potrebbe essere centrato tra alcuni anni, è la possibilità di produrre organi funzionali. Attualmente è possibile biostampare porzioni di organo e porzioni di tessuto contenenti al loro interno le differenti componenti cellulari. I ricercatori stanno lavorando per “convincere” linee cellulari differenti a funzionare nel modo giusto, ricostruendo un microambiente che sia il più vicino possibile a quello dell’organo o del tessuto naturale. Il 3D bioprinting richiede un team di ricerca multidisciplinare, in cui le competenze su fisiologia, cellule e materiali siano ben integrate. Si parte dagli organi e dalle loro caratteristiche, passando per le funzionalità e i componenti cellulari, e si finisce con il disegno di materiali che, insieme alle cellule, verranno biostampati.
