Nuovi dati da 52 Paesi con climi caldi svelano che oltre 1,1 miliardi di persone affrontano notevoli rischi a causa della mancanza di accesso al raffreddamento, inclusa la morte, fa sapere una delegata delle Nazioni Unite. Rachel Kyte, che promuove l’obiettivo delle Nazioni Unite di fornire energia sostenibile per tutti entro il 2030, ha affermato che i nove Paesi in Asia, Africa e America Latina con le popolazioni più grandi che affrontano i rischi maggiori sono Bangladesh, Brasile, Cina, India, Indonesia, Mozambico, Nigeria, Pakistan e Sudan.
Kyte ha sottolineato che sistemi di raffreddamento per tutti non significa “mettere condizionatori in ogni casa”, ma l’urgenza di chiarire i bisogni, l’impegno dei governi e del settore privato e lo sviluppo e i test di nuove soluzioni.

Ha poi aggiunto: “Stiamo vedendo un allarmante declino della biodiversità, un aumento del livello dei mari, erosione costiera, condizioni meteorologiche estreme e un aumento delle concentrazioni di gas serra”, che causano il riscaldamento globale. Per quanto riguarda l’accesso all’energia, inclusa quella rinnovabile, Mohammed ha affermato che la velocità del progresso “non è abbastanza alta da raggiungere i target”. “Abbiamo bisogno anche di raddoppiare gli sforzi sull’efficienza energetica. 250 milioni di persone in più in Africa non hanno accesso a combustibili puliti per cucinare rispetto al 2015”, ha concluso Mohammed.
Come esempi di altre barriere che devono essere superate nei prossimi 12 anni, Kyte ha parlato di 470 milioni di persone nelle aree rurali che non hanno accesso a cibo sicuro e farmaci e 630 milioni di persone nelle baraccopoli urbane che non hanno i sistemi di raffreddamento per proteggersi contro le ondate di calore estreme. In India, ha affermato, “quasi il 20% dei prodotti sanitari sensibili alle temperature arriva danneggiato o degradato, incluso un quarto dei vaccini”.
