Giorni fa, mentre guardavo piuttosto interessato la puntata di SuperQuark, già immaginavo a cosa saremmo andati incontro. Piero Angela, coadiuvato magistralmente dal giornalista e divulgatore scientifico Massimo Polidoro, ha semplicemente confermato ciò che è lapalissiano: le cosiddette ‘scie chimiche’ sono e resteranno una bufala.
Con buona pace di chi, non condividendo il medesimo pensiero, è costretto spesso a ricorrere a minacce e/o diffamazioni pur di far ‘prevalere’ la propria teoria. Questo, però, fino a quando un tribunale non esprime una sentenza di condanna (in primo grado) capace (forse) di far riflettere i complottisti circa l’opportunità di insultare ed inveire sui profili social degli esperti.

E lo sai perché caro complottista? Perché la sottile linea che divide scienza, cultura e scemenza affascina, purtroppo, l’immaginario di giovani ed adulti, suscitando curiosità e stupore. Un’evoluzione che, attraverso la diffusione virale di un messaggio che può propagarsi e diventare uno ‘tsunami’, defluisce nella convinzione che ciò che è verità per se stessi deve divenire verità universale anche per gli altri.
Social network che divengono teche di storytelling multimediali distorti, dove il linciaggio dell’opinione sulla ragione è condiviso e incoraggiato. Social network che divengono rifugio di sciacalli mediatici, fin troppo pronti a speculare sulle disgrazie altrui. Un’operazione che fa leva su uno strumento semplice ma, ahinoi, sempre più propenso alla spietata e tempestiva violazione di ogni sentimento: la paura del complotto. Una ghiotta occasione per assuefare il lettore a far prevalere il lato isterico-emotivo sul lato razionale smorzando, così, il quoziente intellettivo medio. La bufala fa leva sulla paura della morte e delle malattie attraverso una tecnica di suggestione, senza portare mai prove decisive per argomentare la propria teoria.
Nel frattempo il dramma di tante, troppe, vittime innocenti si dissolve sotto i colpi della disinformazione gossippara, che scompagina furbescamente la finzione dalla realtà.
Gongolano, senza provare un minimo di vergogna, gli abili ‘burattinai’ che rappresentano la crema del complottismo italiano incessanti nell’inseguire likestorm e tweetstorm. Solitamente il leitmotiv è l’utilizzo della geoingegneria clandestina per mezzo di sostanze chimiche disperse da misteriosi aerei e/o elicotteri neri al fine di avvelenare l’atmosfera e produrre effetti elettromagnetici di vario genere. Purtroppo le ‘ricerche indipendenti’ di questi soggetti plurilaureati presso la Youtube University stentano a riqualificarsi ragion per cui, di tanto in tanto, risulta indispensabile denaturare il proprio capro espiatorio. E quale migliore occasione per sostenere l’irragionevole, attraverso un surplus di fesserie, anche in campo medico o politico?
La Scienza ha delle regole precise, caro complottista. Cinque per cinque fa venticinque e se tu sostieni che il risultato invece è 30 devi dimostrarlo. Possibilmente senza ricorrere all’offesa sistematica.
