Il fumo di sigaretta è una delle cause più importanti di morti evitabili nel mondo. Almeno 14 milioni di casi di morbilità sono attribuiti al fumo, come broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattie cardiovascolari, ictus e tumori. Dal momento che sembra esistere un certo consenso sui rischi di malattie neurodegenerative creati dal fumo, è importante stabilire se smettere di fumare altera il rischio di sviluppare demenza in fasi future della vita.
Tuttavia, finora solo pochi studi che hanno analizzato l’associazione fumo-demenza, hanno esaminato anche da quanto le persone avevano smesso di fumare. Inoltre, la maggior parte degli studi è stata condotta su popolazioni occidentali; pochi, invece, in Asia. Dal momento che la prevalenza e la distribuzione della demenza tra popolazioni occidentali e asiatiche sono diverse, gli effetti del fumo sul rischio di demenza potrebbero differire a seconda dei gruppi etnici.

Ne consegue che il fumo è associato ad un maggior rischio di demenza. I fumatori che hanno smesso di fumare per un lungo periodo di tempo potrebbero beneficiare di una riduzione del rischio. Per questi motivi, i fumatori dovrebbero essere incoraggiati a smettere, soprattutto nelle popolazioni più anziane, già soggette al rischio di demenza.
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