Misteriosa evacuazione “per questioni di sicurezza”: ecco cosa è accaduto al Sunspot Solar Observatory in New Mexico

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Un’improvvisa evacuazione è stata ordinata il 6 settembre al Sunspot Solar Observatory, in New Mexico, che ospita uno dei più potenti telescopi al mondo per l’osservazione della nostra stella: il provvedimento, che riguardava anche i residenti del circondario, era stato deciso per una non meglio precisata “questione di sicurezza“.

Sul web sono dilagate assurde teorie del complotto, tra cui il contatto alieno, considerando anche che a 130 km si trova Roswell dove nel 1947 si era schiantato un oggetto misterioso (poi rivelatosi essere un pallone-sonda degli USA sviluppato per spiare i programmi nucleari dell’URSS).

Sulla “questione di sicurezza” per giorni c’è stato il più ampio riserbo – e mistero – anche perché l’ordine di evacuazione è durato circa dieci giorni.

Ebbene, finalmente si è scoperto il motivo di tanta segretezza: nessun omino verde o disastro imminente, il Sunspot Solar Observatory è stato chiuso per condurre indagini.

L’Association of Universities for Research in Astronomy (AURA), in un comunicato datato 16 settembre, ha spiegato di avere “cooperato a indagini relative ad attività criminale che si è verificata al Sacramento Peak. Durante tale periodo, vi è stata preoccupazione relativamente a un sospettato che poteva mettere a rischio la sicurezza di residenti e staff. Per tale ragione, AURA ha evacuato temporaneamente la struttura e interrotto le attività scientifiche.”
Alla luce di recenti sviluppi – prosegue la nota – abbiamo rilevato che non sussistono rischi per lo staff, e il Sunspot Solar Observatory tornerà a svolgere regolarmente la sua attività dal 17 settembre.”
Riconosciamo che l’assenza di informazioni era motivo di preoccupazione e frustrazione per alcuni. Comunque, il nostro desiderio di fornire ulteriori informazioni doveva essere bilanciato con il rischio che, se diffuse in quel momento, avrebbero messo in allarme il sospetto e impedito le indagini. Era un rischio che non potevamo correre.”