Sembra così semplice, ma evidentemente non lo è abbastanza. Nemmeno per chi deve decidere per conto di un’intera città. Il sistema per comunicare l’Allerta Meteo fa discutere da sempre, ma le ultime vicende verificatesi nel sud Italia, e non solo, hanno acuito ancora di più la questione. In particolare la decisione dei primi cittadini di chiudere le scuole non sempre corrisponde ad un effettivo rischio per studenti, insegnanti e genitori. Diventa anzi troppo spesso un modo, da parte dei sindaci, per “coprirsi le spalle” e mettersi al riparo da eventuali danni dovuti agli spostamenti sotto la pioggia battente o peggio ancora con le strade allagate. Decidere di chiudere le scuole, dunque, diventa una sorta di “pezza” da mettere quando si è perfettamente consapevoli dei pericolo e delle lacune che il territorio che si sta amministrando presenta in materia di sicurezza idrogeologica. Una criticità, quest’ultima, che andrebbe risolta a monte e non tamponando chiudendo le scuole appena se ne presenta l’occasione e causando non pochi danni al già martoriato settore dell’istruzione.

Le ordinanze generiche con cui il sindaco decide la chiusura di tutti gli istituti scolastici della città, dunque, spesso si rivelano una scelta controproducente. L’ideale sarebbe emettere ordinanze specifiche, tenendo conto dei rischi effettivi di una determinata area. Le scuole non andrebbero chiuse a prescindere e senza tenere conto di orari, modalità di spostamento degli studenti, bacini di utenza e condizioni delle strade. Le valutazioni devono avvenire caso per caso in base ai rischi dell’area sulla quale sorge l’edificio scolastico: “altrimenti – conclude il Capo delle Protezione Civile – una giornata di allerta arancione diventa una giornata di vacanza da scuola“.
