La giovane adolescente ha ammesso tutto di fronte ad uno psicologo e al personale specializzato della Sezione Minori della Squadra Mobile di Bari. Si è procurata i tagli con la lametta di un rasoio e ha poi inviato le foto dei suoi gesti autolesionistici a una compagna di scuola. Tutto ciò per un gioco atroce che istiga i giovani al suicidio, il “Blue Whale“. L’indagine della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura, è partita proprio dalla segnalazione di alcune amiche della tredicenne. La giovane, secondo quanto appurato dagli inquirenti, sarebbe arrivata al livello 30 dell’assurdo giochino che si concluderebbe al livello 50, con il suicidio. Le compagne di scuola, fortunatamente, hanno pensato bene di allertare gli agenti che hanno subito informato i genitori del coinvolgimento della ragazzina nel gioco.

Sul suo account Instagram la giovane postava immagini ambigue come treni in corsa commentando con frasi tipo “soffro“, “sto male” e “voglio morire“. Le medesime frasi sono state trovate anche sul diario di scuola, all’interno del quale sarebbe stato individuato anche un biglietto, scritto a mano, con cui l’adolescente avrebbe salutato la madre il giorno del suicidio. Gli agenti hanno ricostruito l’elenco dei partecipanti ai gruppi WhatsApp e, con il coordinamento del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, sono state avvisate le squadre mobili di competenza in diverse regioni, tra cui Campania, Marche, Emilia Romagna, Sardegna, Abruzzo, Lombardia, Calabria, Puglia, Lazio, Toscana, Basilicata, Piemonte e Veneto, al fine di individuare i reali fruitori dei vari profili.
Blue Whale: dalla Polizia i consigli ufficiali, utili per adulti e ragazzi
