Controllare la salute del proprio bambino è importante e lo si può fare già dalla gravidanza. Come? Attraverso esami di screening prenatale, come il Bitest o il test del DNA fetale, oppure con esami di diagnosi prenatale, come l’amniocentesi o la villocentesi. Per evitare di mettere a repentaglio la salute del nascituro, le future mamme possono seguire alcuni consigli, come:
- preferire un’alimentazione sana;
- non fumare;
- non bere alcol.
In particolare, proprio il consumo dell’alcol in gravidanza può essere responsabile di una sindrome definita feto-alcolica (FAS), che è la disabilità permanente più grave che può colpire il feto1. Quando il feto viene esposto al consumo di bevande alcoliche da parte della mamma, possono manifestarsi conseguenze gravi. Il feto, infatti, non è ancora in grado di metabolizzare l’alcol, in quanto privo degli enzimi necessari. Così, l’alcol e i suoi metaboliti tendono ad accumularsi nel sistema nervoso e in altri organi, danneggiandoli gravemente1.
La sindrome feto-alcolica è la manifestazione più grave, che comporta disabilità primarie e secondarie.
Tra le prime troviamo:
- i dismorfismi facciali, come occhi piccoli e distanziati, naso corto, labbro superiore sottile, padiglioni delle orecchie poco modellati;
- il ritardo nella crescita;
- anomalie nello sviluppo neurologico del sistema nervoso centrale.
Le disabilità secondarie, invece, sono quelle che compaiono più tardi nel corso della vita e che dipendono dalla mancata diagnosi e dal mancato trattamento delle disabilità primarie. Sono considerate disabilità secondarie:
- i problemi di salute mentale;
- l’assenza di autonomia;
- i problemi sul lavoro;
- il comportamento sessuale non corretto2.
Oltre alla sindrome feto-alcolica, che è la manifestazione più grave, ci sono anche altre conseguenze derivanti dall’assunzione di alcol in gravidanza, come:
- le anomalie strutturali, tra cui quelle cranio facciali;
- il rallentamento della crescita;
- i disturbi dello sviluppo neurologico che causano disabilità comportamentali e neuro-cognitive1.
? possibile accertare se una donna durante la gravidanza ha consumato alcol, valutando la storia del consumo da parte della gestante o determinando i biomarcatori del consumo alcolico materno o quelli di esposizione fetale all’alcol.
Degli studiosi americani hanno suggerito dei biomarcatori da ricercare per accertare un consumo importante di alcol da parte della mamma durante la gravidanza, quali:
- Acetaldeide associata al sangue intero (WBAA);
- Volume globulare medio (MCV);
- Transferrina Carboidrato-carente (CDT);
- Gamma-Glutamiltranpeptidasi (GGT);
- Asparato Aminotransferasi;
- Alanina Amiontransferasi (AST: ALT)2.
Consumare più di 30 grammi di alcol al giorno basta per alterare i valori di almeno uno di questi parametri. Se due o più di questi biomarcatori risultano alterati, è possibile che nasca un bambino con un peso, un’altezza e una circonferenza del cranio minori del previsto2.
Medici e ginecologi consigliano l’astensione totale dal consumo di bevande alcoliche durante la gravidanza. Nonostante ciò, ogni anno nel mondo nascono 199.000 bambini affetti da sindrome feto-alcolica. Il dato è emerso da uno studio condotto dall’Università di Toronto, pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Global Health. Scopo dello studio era valutare il numero di donne che consumano alcol in gravidanza e la correlazione con lo sviluppo della sindrome feto-alcolica. Complessivamente, il 10% delle donne in dolce attesa consuma bevande alcoliche. In Europa la percentuale raggiunge il 25%. In Italia questa percentuale supera il 50%, ovvero 1 donna su 2 beve alcol in gravidanza3.
Non assumere alcol in gravidanza è importante per preservare la salute della mamma e soprattutto quella del bambino che porta in grembo. Inoltre, durante la gravidanza è consigliabile sottoporsi, su consiglio medico, a tutti gli accertamenti e agli esami di routine. Si può ricorrere a test di screening prenatale se si desidera rilevare le anomalie cromosomiche nel feto. Il test del DNA fetale, per esempio, è un esame precoce, eseguibile già alla 10° settimana di gravidanza, che permette di rilevare la presenza di anomalie cromosomiche con una percentuale del 99,9%.
Per saperne di più sul test del DNA fetale: www.testprenataleaurora.it
Fonti:
- Ministero della Salute – www.salute.gov.it
- Guida alla diagnosi dello spettro dei disordini feto-alcolici – a cura dell’Osservatorio OSSFAD
- Fondazione Veronesi – www.fondazioneveronesi.it
