Milano è la città più smart d’Italia per il quinto anno consecutivo, con un distacco di quasi venti punti dalla seconda classificata e ottimi risultati soprattutto negli ambiti di solidità economica, ricerca e innovazione, lavoro, attrattività turistico-culturale, anche se ancora in ritardo nelle dimensioni ambientali, come il consumo di suolo e territorio (appena 76ª) e qualità dell’aria e dell’acqua (solo 96ª). La segue Firenze, che per un soffio toglie la seconda posizione a Bologna. Il capoluogo toscano registra risultati eccellenti sui fronti attrattività turistico-culturale e trasformazione digitale (prima posizione) e si colloca fra le prime città per mobilità sostenibile, stabilità economica, istruzione, lavoro, partecipazione civile ed energia. Bologna, invece, conferma la sua leadership negli ambiti del lavoro, energia e governance e partecipazione civile e guadagna un ottimo posizionamento per trasformazione digitale, istruzione, ricerca e innovazione e inclusione sociale.

| ICity Rate 2018 – le prime 10 città in classifica | |||
| Posizione 2018 | Città | Punteggio | Posizione 2017 |
| 1 | Milano | 640,2 | 1 |
| 2 | Firenze | 621,6 | 3 |
| 3 | Bologna | 620,0 | 2 |
| 4 | Trento | 583,6 | 5 |
| 5 | Bergamo | 567,1 | 6 |
| 6 | Torino | 547,7 | 7 |
| 7 | Venezia | 544,1 | 4 |
| 8 | Parma | 539,1 | 9 |
| 9 | Pisa | 538,6 | 13 |
| 10 | Reggio Emilia | 532,8 | 11 |
Alle spalle del capoluogo lombardo emergono, staccandosi sempre più nettamente dalle altre, due città medio-grandi come Firenze e Bologna, che hanno finora saputo interpretare al meglio le sfide della sostenibilità e dell’innovazione. Il capoluogo toscano ha il suo ovvio punto di forza nella consolidata attrattività turistico-culturale, alla quale ha però saputo affiancare una performance di eccellenza che le ha consentito di raggiungere il primato nella trasformazione digitale, oltre a posizioni di vertice nella mobilità sostenibile (2°), stabilità economica (3°), istruzione (3°), lavoro (4°), partecipazione civile (5°) e energia (6°).
Bologna, a sua volta, conferma la sua leadership negli ambiti governance/partecipazione civile e energia, cui si aggiunge la conquista della prima posizione nel lavoro e posizioni di eccellenza in trasformazione digitale (2°), istruzione (2°), ricerca e innovazione (3°) e inclusione sociale (3°).
La distribuzione geografica – Le città più smart d’Italia nel 2018 si trovano al Centro-Nord: tutte le prime 21 smart city in classifica appartengono a questa area, mentre le 21 in fondo alla graduatoria si collocano al Sud e Isole. Un divario che, se si considera il punteggio medio delle prime e delle ultime classificate, in un anno è cresciuto di 15 punti (da 250 a 265), e di 17 punti se si considerano solo le prime e le ultime dieci città (da 115 a 132). Il gap non riguarda soltanto le dimensioni su cui gravano pesanti ritardi strutturali nel Mezzogiorno (occupazione, solidità economica, ricerca e innovazione), ma anche quegli ambiti, come l’energia e la trasformazione digitale, in cui ci sarebbero le opportunità per accorciare le distanze.
Gli unici ambiti in cui le città meridionali riescono a contenere il distacco e in alcuni casi ad affacciarsi ai vertici delle graduatorie nazionali sono quelli ambientali (verde urbano, suolo e territorio e soprattutto acqua e aria). Vibo Valentia, Brindisi e Nuoro sono tra le prime dieci città italiane per tutela di acqua e aria; Messina e Matera per il verde urbano; L’Aquila, Ragusa, Lecce e Crotone per suolo e territorio. Per il resto solo Cagliari riesce a inserirsi in due ambiti (istruzione e sicurezza) tra le prime ventuno, Lecce emerge solo per trasformazione digitale, Oristano, Chieti e Isernia per i rifiuti e Nuoro per l’inclusione sociale.
Non mancano, tuttavia, città del Sud e delle Isole che hanno mostrato segni di dinamismo. Oltre a Cagliari (che migliora dalla 47° alla 43° posizione in classifica generale), si individuano Lecce (che guadagna nove posizioni), Nuoro, Cosenza, Catania e Catanzaro i cui indicatori, almeno in alcuni ambiti, fanno rilevare dei significativi progressi migliorando il posizionamento complessivo.
Ma anche all’interno del virtuoso Centro-Nord ci sono alcune aree che spiccano più di altre. Tra le prime 21 città della graduatoria ben 17 appartengono all’area formata dalla Lombardia e dalle regioni del Nordest e altre 14 sono comprese tra la 22° e la 42° posizione. Nel complesso, 31 delle 35 città di questa area si collocano nelle fasce “alta” e “medio-alta” della classifica. I risultati di ICity Rate 2018 sembrano dunque confermare che, anche dal punto di vista dell’intelligenza e della sostenibilità urbana, vi sia un nuovo triangolo di sviluppo che comprende Lombardia, Emilia-Romagna e Triveneto.
Il dinamismo delle città medie – Nella top ten c’è una forte componente di città medie di qualità. Alcune confermano i già ottimi piazzamenti dello scorso anno migliorandoli: Trento, passata dal quinto al quarto posto e prima nella gestione dei rifiuti, Bergamo, che sale dalla sesta alla quinta posizione e ottiene la medaglia d’argento per solidità economica e di bronzo per gestione del verde urbano, e Parma, che ha guadagnato l’ottava posizione (era nona nel 2017) e il primato negli ambiti suolo e territorio e inclusione sociale. A queste si aggiungono gli ingressi fra le prime dieci di Pisa, che è passata dalla tredicesima alla nona posizione e può vantare il primato nella dimensione istruzione, e Reggio Emilia, decima in graduatoria e ben posizionata per partecipazione civile (seconda) e solidità economica (quarta). Gli ambiti dove le città medie non sono complessivamente altrettanto brillanti e si manifestano le più rilevanti criticità sono quelli del verde urbano, suolo e territorio, sicurezza e legalità e acqua e aria.
Sette piccole città innovatrici – Nell’ambito della fascia alta della classifica, sono alcune città di media o piccola dimensione (tutte sotto i 100mila abitanti) a registrare i progressi più significativi: Pordenone, Cremona, Udine, Treviso, Biella, Lodi e Belluno. Alcune di queste realtà (in particolare Pordenone e Belluno, ma anche Treviso e Lodi) si caratterizzano per l’ottima performance ottenuta in ricerca e innovazione grazie anche all’insediamento, nel capoluogo o nella provincia, di luoghi di concentrazione e promozione dell’innovazione produttiva. A questa caratteristica spesso si affianca quella di elevati livelli di sicurezza (Pordenone, Udine e Biella sono tra le prime dieci nell’indice settoriale), di buoni livelli di inclusione sociale (in particolare a Udine e Pordenone) e di buona gestione dei rifiuti (Treviso, Belluno e Pordenone sono tra le prime dieci nell’indice di ambito). Cremona si colloca nel gruppo grazie anche ai risultati ottenuti nella trasformazione digitale, nella mobilità sostenibile e nell’energia e Lodi ottiene un buon piazzamento anche nell’indicatore relativo al verde urbano.
Le città metropolitane – Il quadro che il Rapporto ICity Rate 2018 restituisce delle città metropolitane è disomogeneo. Torino guadagna una posizione, passando dal settimo al sesto posto in classifica, con buone performance nella mobilità sostenibile (4°) e turismo e cultura (5°), ma è ancora in ritardo negli indici ambientali, come qualità di acqua e aria e consumo di suolo e territorio (98°). Venezia perde tre posizioni rispetto al 2017 (scendendo dal 4° al 7° posto), ma rimane sostanzialmente sugli stessi livelli degli anni precedenti e conferma la leadership nell’ambito verde urbano. Genova perde parte del recupero realizzato l’anno scorso rimanendo, seppur di poco, fuori dalla fascia più elevata (al 23° posto) nonostante il buon risultato ottenuto nell’ambito trasformazione digitale (7°).
Tra le sette città metropolitane del Sud e Isole l’eccezione continua a essere costituita da Cagliari, che ha risultati paragonabili a quelli di città intermedie del Centro, migliora la propria posizione (dalla 47ª alla 43 ª) e solo per poco non rientra nella fascia delle città medio alte, con un buon profilo medio valorizzato da elevati piazzamenti nel verde urbano, istruzione, sicurezza e legalità. Le altre non sembrano capaci di distinguersi particolarmente con caratteristiche e risultati specifici dal resto del tessuto urbano del Mezzogiorno. Bari (67°) e Napoli (79°) si collocano a livelli alti per il Sud ma medio bassi nel raffronto nazionale; Palermo (88°) e Catania (89°) – nonostante la buona crescita di quest’ultima – si posizionano nell’ultima fascia nazionale e Messina (92°) e Reggio Calabria (97°) agli ultimi posti in assoluto con tendenza al peggioramento.
Il lento progresso della capitale – Continua il lento percorso di avvicinamento alla vetta di Roma, che nel 2018 recupera due posizioni, collocandosi quindicesima, grazie soprattutto ai buoni risultati degli indici relativi a trasformazione digitale (4°), attrattività turistico-culturale (6°), ricerca e innovazione (7°) e istruzione (8°). Oltre a questi risultati positivi, la capitale ha scalato posizioni anche negli ambiti mobilità sostenibile (dal 33° al 15° posto), occupazione (dal 26° al 21°) e governance e partecipazione civile (dal 37° al 27°). Ma appare ancora indietro in aspetti che dovrebbero caratterizzare città di grandi dimensioni: 43° in energia e 43° in solidità economica.