L’astronauta della NASA che la scorsa settimana è sopravvissuto con un atterraggio d’emergenza al fallimento del lancio sapeva che doveva restare calmo. Nick Hauge, colonnello dell’Air Force, ha descritto quel momento: la capsula spaziale su cui viaggiava si è violentemente sganciata dal razzo danneggiato subito dopo il decollo; poi con le luci che lampeggiavano e gli allarmi che suonavano, è ripiombata rapidamente verso la Terra con una forza pesantissima. Hauge ha raccontato che lui e il suo comandante, il russo Alexei Ovchinin, sono stati lanciati da un lato all’altro e respinti con forza sui loro sedili mentre il dramma si svolgeva a 50 km di altezza sopra il Kazakistan lo scorso 11 ottobre.

Uno dei propulsori non si è separato correttamente due minuti dopo il decollo della missione verso la Stazione Spaziale Internazionale, provocando immediatamente un raro annullamento del lancio. È stato il primo lancio fallito per i russi in 35 anni e solo il 3° della storia. Come in tutti i casi precedenti, il sistema di sicurezza del razzo ha salvato la vita dell’equipaggio. Hague, il primo americano ad aver vissuto un annullamento di lancio come questo, ha comunicato in russo per tutta la disavventura, durata oltre un’ora e mezza. Hague, che ha compiuto due anni di addestramento in Russia, ha dichiarato: “Tutti i miei istinti e i miei riflessi all’interno della capsula parlano in russo. Sapevamo che se volevamo farcela, dovevamo stare calmi ed eseguire le procedure davanti a noi nel modo più efficiente e regolare possibile”.
Gli astronauti hanno vissuto pochi momenti di assenza di gravità dopo che la capsula Soyuz li ha catapultati via dal razzo. Hague, che si trovava nella sua prima missione verso lo spazio, ha visto la curvatura della Terra e l’oscurità dello spazio. Tra l’annullamento e l’atterraggio, ha guardato fuori dall’oblò per assicurarsi che i sistemi della capsula stessero operando in maniera adeguata e per controllare il loro atterraggio. Hanno affrontato la forza estrema (7 volte la forza di gravità) della loro discesa insolitamente ripida per poi atterrare in Kazakistan.
