Mentre le donne sono da sempre avvisate sui pericoli del fumo durante la gravidanza, molto meno si sa sui rischi per i figli degli uomini che fumano. L’esposizione alla nicotina per le donne è riconosciuta come un importante fattore di rischio per disturbi comportamentali, come il Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). Con gli uomini, invece, non ci sono state prove finora di separati fattori di rischio genetici provenienti da influenze ambientali. Gli effetti negativi della nicotina sulle cellule dei polmoni e del cervello sono parte dei motivi per i quali i dottori consigliano di evitare il fumo, ma finora non vi erano state ricerche che dimostrassero come la nicotina influisse sulle cellule germinali.
Per questo motivo, i ricercatori della facoltà di medicina della Florida State University hanno condotto un nuovo studio su topi, pubblicato su PLOS Biology. Gli esperti hanno esposto topi maschi a basse dosi di nicotina nell’acqua che bevevano durante la fase di sviluppo, quando producono sperma. Sono stati poi accoppiati con femmine che non erano mai state esposte alla nicotina. Anche se i padri mostravano normali tendenze comportamentali, i figli, sia maschi che femmine, mostravano iperattività, deficit di attenzione e inflessibilità cognitiva.

“I nostri dati sollevano la possibilità che alcune delle disabilità cognitive riscontrate nella generazione di bambini e adulti di oggi possano essere attribuite ad attacchi ambientali avversi subiti una o due generazioni fa. Il fumo di sigaretta era più comune e più prontamente accettato dalla popolazione negli anni ’40, ’50 e ’60 rispetto ad oggi”, ha spiegato Pradeep Bhide, presidente di Neuroscienze dello sviluppo della facoltà di medicina della Florida State University.
Lo studio ha svelato che i cambiamenti nel seme paterno attribuiti all’esposizione alla nicotina portavano a problemi nei geni che svolgono un ruolo nella memoria e nell’apprendimento. Si ritiene che questi cambiamenti epigenetici siano temporanei, anche se alcuni potrebbero essere più durevoli. Sono necessari ulteriori studi per comprendere quanto essi possano persistere. “I dottori potrebbero non avvisare gli uomini che il loro fumo potrebbe essere dannoso per il nascituro anche se la madre non ha mai fumato. Credo che il nostro studio richiamerà l’attenzione su questo”, ha concluso Bhide.