Ci sono voluti anni, lavoro, impegno, tempo e soprattutto morti. Ma finalmente la Corte di Cassazione ha riconosciuto il nesso di causalità tra tumori e uranio impoverito: il Ministero della Difesa è stato dichiarato colpevole, non ha protetto i militari italiani come avrebbe potuto e dovuto. I morti, nel corso degli anni, sono stati tanti, ma quest’ultima storica sentenza affonda le proprie radici nell’8 settembre 1999, quando a 23 anni moriva di leucemia il militare Salvatore Vacca, ammalatosi dopo una missione in Bosnia con la brigata Sassari. La colpa della Difesa sarebbe stata quella di aver ignorato i pericoli che i nostri militari correvano lavorando in teatri operativi dove veniva utilizzato munizionamento contenente uranio impoverito. E’ questo, in sintesi, quanto deciso dalla Suprema Corte. L’avvocato Angelo Fiore Tartaglia dell’Osservatorio Militare, che rappresenta la famiglia di Vacca, accese i fari sulla questione venti anni fa e tra difficoltà, ostruzionismo da parte dei vertici militari e prove difficili da dimostrare e a volte persino da presentare, è riuscito ad ottenere l’epocale decisione, prima al mondo, di una Suprema Corte che riconosce il fattore di causalità e soprattutto le colpe dei vertici militari che all’epoca fecero determinate scelte. Tra queste, anche quella vergognosa che portò alcuni a mentire all’allora Ministro della Difesa Sergio Mattarella sul reale impiego delle munizioni all’uranio impoverito e sulla loro pericolosità.
