Eccezionale scoperta in Egitto, una necropoli di gatti: le mummie dei felini risalgono a tremila anni fa

Una missione archeologica egiziana ha riportato alla luce rare mummie di scarabei, oltre che decine di gatti venerati come divinità. Lo stupore dei ricercatori è stato enorme alla vista dei simulacri bronzei dei felini. Il ritrovamento è stato effettuato in necropoli di animali che custodivano anche un sarcofago di cobra e due di coccodrilli. Secondo il ministero delle Antichità egiziano si tratta delle “prime mummie di scarabei ad essere state dissotterrate nella necropoli di Menfi” che si trovano in un ottimo stato di conservazione. A Saqqara la missione ha scoperto tre tombe del Nuovo Regno usate come necropoli di gatti. Sono state dissotterrate “decine di mummie di gatto assieme con cento statue lignee dorate” raffiguranti i felini adorati dagli antichi egizi. Tra gli altri oggetti è stata rinvenuta anche una statuetta in bronzo dedicata a Bastet, la divinità con sembianze di gatto. Anche dorate statuette lignee di un leone, di una mucca e un falcone, sono emerse dopo migliaia di anni.

In un manuale di zoologia di Erodoto, in parte fantastico, si legge che nell’Antico Egitto “I toporagni e gli sparvieri li portano nella città di Buti” e che invece “i gatti morti vengono trasportati nelle tombe”. Tutto ciò accadeva a metà del quinto secolo avanti Cristo e questa nuova scoperta lo conferma. Saqqara è una delle più importanti necropoli egiziane a sud del Cairo. Le mummie dei gatti sono state scoperte dai ricercatori contenute in sette tombe, e insieme ad esse sono stati ritrovati insetti, statuette in forma d’animale e scarabei imbalsamati. Si tratta di tombe del Nuovo Regno (1550-1069 a. C.). Gli ex voto con animali mummificati non erano cosa rara nell’Antico Egitto, anzi «C’era un sistema ben organizzato intorno a questa liturgia – come illustra Roberto Buongarzone, egittologo dell’Università della Tuscia – Per esempio, numerose necropoli avevano un reticolo interno di gallerie che collegava ciascun “reparto” dedicato a questo o a quell’animale a templi nei quali si esercitava la devozione». Esisteva persino un “mercato nero”, un traffico, di animali mummificati. «Per esempio – spiega ancora l’esperto – abbiamo testimonianze di finte mummie, vendute a caro prezzo come tali ma che, all’interno, contenevano al massimo un paio di ossa di gatto e per il resto un involucro di paglia». Speculare sulla fede non è dunque solo prerogatica dei tempi moderni. Si trattava di una vera e propria fetta di mercato, dietro alla quale c’era un vero e proprio sistema economico e sociale, con appositi allevamenti, con addetti alla soppressione dei malcapitati animali, con esperti di mummificazione e sacerdoti che potevano praticare quella particolare tipologia di culto.

Il ritrovamento fatto dai ricercatori egiziani, di cui ha anche orgogliosamente parlato il capo del Consiglio Supremo delle Antichità, Mostafa Waziri, è un ottimo punto di partenza per ricominciare ad analizzare le necropoli animali in Egitto, che sono numerose e importanti per la ricerca storica e archeologica. «Quella è una zona in cui si sono concentrati numerosi ritrovamenti di ex voto animali – precisa Federico Poole, curatore del Museo Egizio di Torino -, non solo gatti ma anche cani e falchi, per esempio. Se fosse confermata la notizia del rinvenimento di mummie di scarabeo, allora sarebbe una grande novità sulla quale noi specialisti dovremo lavorare». L’eccezionalità della scoperta sta infatti proprio in questo, ma gli studiosi “nostrani” sono ancora cauti in merito. Dall’Egitto, infatti, arrivano a volte notizie che più che di natura culturale sono di natura “spettacolare”: vengono enfatizzate e decorate ad arte per rinvigorire il comparto turistico del Paese, che negli ultimi decenni ha visto un notevole calo a causa dei disordini politici.

Quel che è certo è che le immagini giunte da Saqqara sembrano straordinarie. Come ha precisato Buongarzone, la devozione verso animali come i gatti è nata dalla paura, ovvero dalla soggezione e dal timore che questi incutevano. Esorcizzare questa sorta di “potere magico” dei gatti era dunque necessario attraverso il culto. Si pensava addirittura che alcuni animali fossero in grado di ipnotizzare gli uomini. Lo scarabeo, invece, che rappresentava il futuro, resta per ora l’elemento più affascinante e ancora tutto da indagare della scoperta.