La Danimarca pianifica di ospitare i migranti più “indesiderati” del Paese in un posto a dir poco inospitale: una minuscola isola difficile da raggiungere che ora ospita i laboratori, le stalle e i forni per la cremazione di un centro per la ricerca sulle malattie animali contagiose. Giusto per rendere il messaggio un po’ più chiaro, uno dei due battelli che collegano l’isola è chiamato “Virus”. “Non sono voluti in Danimarca e se ne accorgeranno”, ha scritto su Facebook il ministro dell’immigrazione Inger Stojberg.
Il governo di centro-destra e il partito di destra, Danish People’s Party, hanno annunciato l’accordo di “ospitare” 100 persone sull’isola di Lindholm: si tratta di stranieri condannati per crimini e richiedenti asilo respinti che non possono essere rimandati nei loro Paesi di origine. L’isola di quasi 7 ettari, in una baia dl Mar Baltico, si trova a circa 3,2km dalla costa più vicina e i servizi di collegamento sono poco frequenti. Gli stranieri dovranno riferire ogni centro al centro dell’isola, rischiando l’arresto in caso contrario. L’accordo stanzia circa 115 milioni di dollari in 4 anni per le strutture per i migranti sull’isola, che dovrebbero aprire nel 2021.

Kristian Jensen, ministro della finanza che ha guidato le trattative, ha spiegato che l’isola non è una prigione, ma ha aggiunto che chiunque sarà spostato lì dovrà dormire lì. Louise Holck, vice-direttore esecutivo dell’Istituto danese per i diritti umani, ha dichiarato che la sua organizzazione osserverà la situazione “molto attentamente” per possibili violazioni degli obblighi internazionali del Paese.
In Danimarca, come in gran parte d’Europa, l’emergenza migranti provenienti da Africa e Medio Oriente nel 2015 e nel 2016 ha innescato una reazione populista avversa. Il governo danese ha promesso di spingere la legge sull’immigrazione ai limiti delle convenzioni internazionali sui diritti umani. Gli esperti legali dichiarano che è troppo presto per dire se il progetto dell’isola di Lindholm supererà questi confini, andando a costituire il sequestro di persona. Il progetto promuove la politica di motivare i richiedenti asilo respinti a lasciare il Paese, rendendo le loro vite insopportabili, come ben sottolineato dalle dichiarazioni del ministro dell’immigrazione.
Il Primo Ministro Lars Lokke Rasmussen lo scorso mese ha dichiarato che l’obiettivo del governo nel ricevere i rifugiati non sarà più integrarli, ma ospitarli fino a quando non potranno tornare nei loro Paesi di origine. “Non è facile chiedere alle famiglie di tornare a casa se si sono davvero sistemate. Ma è moralmente la cosa giusta. Non dovremmo rendere i rifugiati degli immigrati”, ha detto. La scorsa estate è stato introdotto un divieto sul burqa dopo un dibattito in cui il capo d’abbigliamento islamico veniva visto come “non danese”. Questo mese, invece, il Parlamento dovrebbe approvare la legislazione che richiede ai migranti che vogliono ottenere la cittadinanza di stringere la mano alle autorità come parte della cerimonia di naturalizzazione, considerandolo un “fondamentale valore danese”, anche se alcuni musulmani insistono sul fatto che non possono stringere le mani a qualcuno di sesso opposto.
