“In Norvegia, che dal 2009 le vaccinazioni sono offerte a tutte le ragazze di 12 anni, l’incidenza dell’infezione è calata del 90% sulle vaccinate e del 55% sulle non vaccinate, grazie all’immunità di gregge. E in Italia? Ecco i dati“. A fare chiarezza e Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. “In Norvegia dal 2009 il vaccino contro il papilloma virus è offerto a tutte le ragazze di 12 anni, così come nel nostro Paese. Il vaccino, infatti, per poter offrire la migliore protezione – spiega l’esperto -, dev’essere somministrato prima del contatto con il virus, che tipicamente avviene con l’inizio dell’attività sessuale. Il vaccino non protegge contro tutti i tipi di papilloma (HPV), ma contro la maggior parte di quelli pericolosi“.

“La vaccinazione contro il papilloma dei nostri figli (maschi e femmine), non equivale solo a proteggerli contro un’infezione molto pericolosa: è anche un gesto di responsabilità sociale”, precisa l’esperto.
“Questi risultati sono, però, possibili solo quando la copertura vaccinale raggiunge livelli elevati. Ed è proprio questo il problema per l’Italia. Lo studio in questione è stato condotto in Norvegia, un Paese, per l’appunto, dove nel 2009 la vaccinazione è stata eseguita nel 70% delle ragazze, con la copertura vaccinale che è salita fino a quasi il 90%. Nel nostro Paese siamo scesi sotto il 50% di copertura nelle ragazze con un calo drammatico nel corso degli ultimi anni. Siccome – conclude Roberto Burioni – questo significa non solo maggiori spese sanitarie, maggiori spese per i controlli, maggiori spese per lo screening e soprattutto migliaia di casi di cancro con relative sofferenze e morti, non sarebbe il caso di fare qualcosa?”.