Terremoti, esperto: “Per la mitigazione del rischio sismico in Italia sono necessarie mappature su scala regionale basate sul metodo deterministico”

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Sulla pericolosità sismica sarebbe opportuno accantonare del tutto il metodo probabilistico. Abbiamo approfondito gli studi sulla previsione deterministica della pericolosità sismica, il Neo Deterministic Seismic Hazard Assessment, meglio noto come NDSHA e siamo arrivati alla conclusione che tale metodo ha fornito strumenti di valutazione della pericolosità sismica molto efficaci per la comprensione, la comunicazione e la mitigazione del rischio sismico”: lo ha affermato Giuliano Panza, Accademico dei Lincei, Professore Emerito onorario presso la China Earthquake Administration e Professore onorario della Beijing University of Civil Engineering and Architecture, già ordinario in Sismologia dell’Università di Trieste, che da anni sta conducendo studi avanzati in vari settori della sismologia. “Il metodo NDSHA, basato sulla previsione deterministica è necessario per la definizione attendibile della pericolosità sismica a scala regionale – ha proseguito Panza – e l’abbiamo illustrato dettagliatamente, con i colleghi Romanelli, Vaccari, Peresan e Nunziata, a Napoli alla Conferenza Internazionale sulla Sostenibilità e la Resilienza delle città. Abbiamo dimostrato che la previsione deterministica della pericolosità sismica si è rivelata corretta in occasione di tutti gli eventi che si sono verificati nelle regioni in cui le mappe NDSHA erano disponibili al momento del terremoto, inclusi quattro recenti eventi distruttivi dei quali, tre in Italia L’Aquila 2009 (M=6,3) 2012 (M=6,0) e la crisi sismica dell’Italia centrale 2016-2017 che ha raggiunto M=6,6, ed uno in Nepal nel 2015 (M=7,8). A questa lista può essere aggiunto il terremoto di Ischia del 2017.Tali risultati suggeriscono che l’adozione generalizzata di NDSHA consentirebbe di preparare meglio le società civili alla resilienza dalla sequenza di potenziali terremoti che possono verificarsi … e che naturalmente si verificheranno! Siamo dinanzi ad un metodo più affidabile sul fronte della previsione della pericolosità associata ai terremoti. Meglio accantonare il metodo probabilistico, noto come PSHA (Probabilistic Seismic Hazard Assessment), che invece è una nozione più astrattae meno verificabile. In questo modo non sarà necessario sperimentare altri disastri e catastrofi da terremoti, in luoghi in cui mappe di pericolosità errate rappresentavano un”basso rischio”, mentre le regioni tettoniche attive si sono comportate diversamente!
Il metodo probabilistico, a differenza di quello neo-deterministico non è mai stato convalidato da “test oggettivi”, è stato dimostrato inaffidabile come metodo di previsione dei tassi di occorrenza dei terremoti (pomposamente definiti probabilità) PSHA ha fondato la propria propaganda e posizione dominante sulle ipotesi che sia gli standard di progettazione antisismici sia la preparazione e la pianificazione sociale a difesa dal terremoto debbano basarsi su modelli di “analisi ingegneristica del rischio sismico”. Questi modelli incorporano ipotesi, in realtà fabulazioni ora note per essere in conflitto con ciò che abbiamo appreso scientificamente riguardo alla geologia ed alla fisica del terremoto nello stesso periodo – (quasi 50 anni)- di applicazione del metodo probabilistico. Il metodo PSHA ha fornito dati errati e addirittura alcune volte anche funesti. Prove evidenti sono il terremoto in Armenia nel 1988, in Giappone nel 2011 ed in Emilia – Romagna nel 2012. Terremoti che si sono verificati in zone valutate a “basso rischio” dalle mappe di pericolosità sismica derivate secondo il metodo probabilistico”.
Ed arrivano riconoscimenti internazionali al metodo NDSHA.
L’ideatore del metodo Giuliano Panza,è il primo geofisico italiano, nella storia centenaria dell’American Geophysical Union )AGU), cui è stata assegnata una AGU Award per aver dato un contributo eccezionale all’avanzamento delle Scienze della Terra e delle Scienze Spaziali
L’uso della scienza a beneficio della società anche nelle nazioni in via di sviluppo trova riscontro nell’applicazione del paradigma innovativo NDSHA, basato suul concetto di terremoto di scenario e sviluppato per lo più dalla fine degli anni ’80 all’ICTP (Abdus Salam International Centre for TheoreticalPhysics) e pubblicato nel 2000. Come dimostrato durante la conferenza internazionale“Resilience and Sustainability of Cities in HazardousEnvironments”, se utilizzato congiuntamente con gli algoritmi di previsione dei terremoti a medio termine spazio-temporale, NDSHA consente la valutazione della pericolosità dipendente dal tempo, con sviluppi abbastanza promettenti – ha concluso Panza – per la previsione operativa dei terremoti, grazie all’uso congiunto di misure sismologiche e geodetiche”.

Per città a rischio sismico e vulcanico, è necessario avere edifici e infrastrutture sicure. I 5 punti essenziali di Flavio Dobran, ingegnere termo – fluidodinamico, ricercatore italo –americano che sta conducendo da anni studi sulle eruzioni dei vulcani esplosivi e lo sviluppo delle energie alternative come la energie solari e termonucleari tendono a creare un territorio sostenibile e resiliente.
Tale aspetto è al terzo punto del mio Pentalogo progettato per ridurre il rischio vulcanico ed in particolare per l’area interessata dal Vesuvio e per l’area dei Campi Flegrei – ha dichiarato Flavio Dobran – zone che studio da ben 25 anni cercando di valutare la pericolosità vulcanica dalla caduta di ceneri e dalla propagazione dei flussi piroclastici lungo le pendici dei vulcani. Il Pentalogo prevede ben 5 azioni le quali consentirebbero di mettere in sicurezza le popolazioni creando territori resilienti e sostenibili. Il primo punto riguarda la ridefinizione di presenti Piani di Evacuazione del Vesuvio e dei Campi Flegrei. Sono necessarie ulteriori e più impegnative azioni come studi, confronti e discussioni tra rappresentanti delle istituzioni, la comunità scientifica e la stessa comunità esposta al rischio. Questo punto del Pentalogo propone la collocazione di parte delle popolazioni sottoposte a grandi pericoli in aree temporanee non lontane dai luoghi di origine che in seguito dalla eruzione potrebbero ritornare a ricostruire i loro habitat. Bisogna dunque individuare ben tre aree quali: area di esclusione intorno al cratere all’interno della quale non può vivere nessuno, cintura di resilienza intorno l’area di esclusioneall’interno della qualela pericolosità sismica e vulcnica sarà ridotta e dalla quale una parte della popolazione si dovrebbe collocare nell’area di sostenibilità intorno dell’area di resilienza. In tale area di resilienza gli edifici dovranno essere costruiti tenendo conto degli scenari massimi per Vesuvio e Campi Flegrei e dovranno svolgersi simulazioni sempre sulla base di un rischio massimo. A tale riguardo proprio il Prof. Antonio Formisano del Federico II di Napoli sta sperimentando metodi innovativi per la sicurezza degli edifici i cui risultati sono stati illustrati durante la Conferenza Internazionale di Napoli e per costruire tali strutture sono necessari parametri di scenari sismici prodotti dal metodo sismico del Prof. Panza e collaboratori e scenari di possibili eruzioni prodotti del mio Simulatore Vulcanico Globale. Per avere un territorio sicuro sarà necessario effettuare studi sulla vulnerabilità degli edifici ed anche su questo si sta lavorando ma sarebbe necessario estendere questi studi all’intera area vesuviana, napoletana e flegrea. La terza area da individuare è quella della sostenibilità con all’interno insediamenti temporanei per alcuni di coloro i quali abitano nella zona di resilienza e sottoposti alla grande pericolosità. Per questo è fondamentale fare un sondaggio sulla sicurezza ambientale del tutto il territorio campano per individuare l’area della sostenibilità e quindi sarà necessario anche pullire le zone inquinate nella pianura campana. Il terzo punto del Pentalogo è quindi dedicato alle Norme per le Costruzioni che dovrebbero basarsi sugli scenari massimi di eruzioni pliniane per il Vesuvio e eruzioni pliniane e super eruzioni per i Campi Flegrei. Per questo sarebbe necessario stabilire scenari di pericolosità utilizzando la zonazione sismica, effettuando analisi non lineare dinamiche sulle strutture, simulazioni vulcaniche attraverso modelli riguardanti la termo – fluidodinamica dei processi vulcanici con il Simulatore Vulcanico Globale. Il quarto punto è l’informazione e l’educazione al rischio vulcanico con il coinvolgimento in particolare delle scuole con le quali stiamo lavorando dal 1995. Il Governo Italiano dovrebbe prevedere l’obbligo di un Programma di Educazione al Rischio alla Sicurezza per il Rischio Vulcanico, da svolgersi in tutte le scuole della Campania. Quinto ed ultimo punto del Pentalogo è l’elaborazione di un accordo tra le istituzioni e la comunità scientifica basato principalmente su un memorandum che stabilisca tutti i dettagli ed i tempi di una fattiva e reale collaborazione tra le parti ed il coinvolgimento attivo, diretto della popolazione. I lavori presentati durante il convegno di Napoli saranno messi nella disposizione del pubblico entro la fine di dicembre dove saranno riportati anche i dettagli del Simulatore Vulcanico Globale, la non resilienza e la non sostenibilità dei attuali piani di evacuazione del Vesuvio e dei Campi Flegrei, e i cinque punti del VESUVIUS-CAMPIFLEGREI PENTALOGUE”.