Test antidoping positivi da ciclisti dilettanti non sono, purtroppo, qualcosa di inaudito. Anzi stanno diventando sempre più comuni negli ultimi anni. Ma ciò che è raro è che la parte colpevole sia… un 90enne.
Gli appassionati di ciclismo si sono insospettiti quando Carl Grove, campione di Bristol (Indiana), ha ricevuto un’ammonizione dall’USADA, l’agenzia antidoping degli USA, dopo essere risultato positivo al trenbolone l’11 luglio dello scorso anno. Grove, unico partecipante ai campionati americani su pista, categoria Master, aveva stabilito il record mondiale in 03:06:129 a Breinigsville (Pennsylvania) nella categoria uomini, età 90-94 anni.

L’assurdità di un 90enne positivo ai test antidoping farà sorridere alcuni, ma ne allarmerà molti altri, fornendo ulteriori prove di un problema che potrebbe diventare molto serio ai livelli amatoriali dello sport in cui i test sono molto meno rigorosi. Nel 2018, l’USADA ha interdetto due ciclisti master, David Less (56 anni) e Craig Webb (57) per 2 e 4 anni rispettivamente per essersi rifiutati di fornire campioni per i controlli antidoping. Nel dicembre 2015, il campione nazionale juniores Gabriel Evans (18 anni) ha confessato di assumere l’ormone EPO, che regola la produzione dei globuli rossi, dicendo di esserne stato “incuriosito” dopo aver guardato un documentario sul doping: è stato sospeso per 3 anni e 6 mesi.
