Tragedia in Sicilia, bimbo muore nel sonno a 10 anni per apnee notturne: ecco come riconoscerne i sintomi

Un bambino di 10 anni è morto durante la notte nella sua abitazione a Santa Teresa Riva, nel messinese. Il piccolo è deceduto nel sonno a causa di una patologia di cui soffriva da tempo, quella delle apnee notturne. Questa mattina i genitori sono andati a svegliarlo per andare a scuola, ma non hanno ricevuto alcuna risposta. Allarmati, hanno subito chiesto l’intervento dei soccorsi. Dopo pochi minuti, nell’abitazione di Santa Teresa Riva sono arrivati i soccorritori di un’ambulanza del 118. I medici hanno cercato di rianimarlo, ma è stato tutto inutile: per il piccolo non c’era più niente da fare.

COSA SONO LE APNEE NOTTURNE

La sindrome delle apnee notturne, la cui definizione scientifica è Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS), è una patologia cronica molto diffusa che causa ripetute interruzioni dell’attività respiratoria mentre si dorme. Queste interruzioni causano il risveglio frequente del soggetto che ne è affetto e nonostante questi risvegli durino pochi secondi, tanto che ha volte chi ne soffre non se ne ricorda nemmeno, possono verificarsi anche centinaia di volte in una notte, impedendo dunque un corretto e regolare riposo. Durante le apnee ostruttive del sonno si verifica una vera e propria ostruzione delle vie aeree superiori. Smettere ripetutamente di respirare nel corso della notte ha degli effetti negativi sul corretto funzionamento del nostro organismo. Può causare sonnolenza, cefalea e riduzione dell’attenzione, ma sul lungo periodo può avere importanti ripercussioni sulla salute.

I disturbi del sonno sono in crescita ma l’offerta diagnostica è limitata: le apnee ostruttive del sonno, che colpiscono circa il 5% della popolazione, sono sottovalutate e non diagnosticate” spiega Mario Polverino, direttore della pneumologia della Asl di Salerno e responsabile della International Conference on Respiratory Medicine. “A causa dell’ipossia, le apnee notturne sono un fattore di rischio per le malattie cardio-cerebrovascolari e chi ne soffre ha una maggior incidenza di aritmie, infarti, ipertensione, insufficienza cardiaca e ictus“. Curare le apnee notturne potrebbe persino portare ad una riduzione di ictus e infarti. La diagnosi precoce delle apnee ostruttive del sonno è dunque fondamentale.

La prima cosa da fare è un esame specialistico, la polisomnografia, eseguibile anche a domicilio. Tramite delle fasce su torace e addome si misurano i movimenti respiratori. Viene applicato al dito un sensore che misura la saturazione di ossigeno nel sangue; attraverso degli elettrodi si misura il battito cardiaco e durante l’esame si misurano anche flusso respiratorio, modo di russare e posizione del paziente mentre dorme. In un centro medico verrà poi eseguita la “polisomnografia completa con elettroencefalogramma EEG dove oltre ai parametri del monitoraggio cardiorespiratorio si registra anche l’attività cerebrale durante il sonno“. Nel centro per Disturbi Respiratori Respiratori Durante Sonno di Polverino si eseguono sei esami a notte su altrettanti pazienti e attualmente ci sono mille pazienti in lista d’attesa.

SOGGETTI A RISCHIO

I soggetti più a rischio, e dunque più colpiti da questa patologia sono i maschi adulti. Ne possono però soffrire anche i bambini, soprattutto in caso di tonsille ingrossate. A volte il dormire con la bocca aperta può essere un campanello d’allarme questa patologia. Essere sovrappeso è un fattore di rischio e un aggravante dei sintomi; altri fattori di rischio sono il fumo, il consumo di alcol e l’utilizzo di calmanti e farmaci per dormire.

COME CI SI ACCORGE DI SOFFRIRE DI APNEE NOTTURNE

In genere se qualcuno dorme vicino a noi si accorge di pause dal russamento durante le quali non c’è respirazione; altre volte è il soggetto stesso a sospettare di essere affetto dalla patologia. In ogni caso è opportuno rivolgersi a uno specialista del sonno. Le conseguenze delle apnee notturne sull’apparato cardiocircolatorio possono essere anche gravi ed è dunque opportuno non trascurarle.