Una delle più grandi storie dell’esplorazione del nostro tempo è ufficialmente finita. La NASA ha dichiarato “morto” su Marte il rover Opportunity, oltre 8 mesi dopo che il robot ad energia solare era piombato nel silenzio durante una violenta tempesta di sabbia sul Pianeta Rosso e un giorno dopo che le ultime chiamate per “risvegliarlo” non hanno ricevuto risposta. “Il nostro amato Opportunity è rimasto in silenzio. Con un senso di profondo ringraziamento e gratitudine, dichiaro completa la missione Opportunity e con essa anche la missione Mars Exploration Rover”, ha dichiarato Thomas Zurbuchen, amministratore associato del Science Mission Directorate della NASA.
Opportunity ha percorso la superficie marziana per quasi 15 anni, coprendo più della distanza di una maratona e scoprendo le prove definitive del fatto che il Pianeta Rosso ospitasse grandi corpi di acqua liquida nel suo antico passato. Il rover dalle dimensioni di una golf cart e il suo gemello, Spirit, hanno anche aiutato a “portare” Marte sulla Terra nelle menti di scienziati e semplici appassionati attraverso migliaia di foto e cambiato il nostro modo di pensare al Pianeta Rosso. Spirit e Opportunity “hanno reso Marte un posto familiare”, ha dichiarato John Callas, manager del progetto Opportunity, pochi mesi dopo l’enorme tempesta di sabbia di 8 mesi fa. “Quando diciamo “il nostro mondo”, non stiamo più parlando solo della Terra. Dobbiamo includere anche parti di Marte”, ha aggiunto.
Seguendo l’acqua

Ma Opportunity li ha definiti con esattezza. “Ha stabilito definitivamente la presenza di acqua liquida superficiale persistente su Marte. Avevamo sempre fatto supposizioni su questo e avevamo visto delle prove, ma la traccia minerale è stata confermata da Opportunity”, ha dichiarato Callas. I dati che il rover ha raccolto durante i suoi lunghi viaggi hanno anche dimostrato che “non stiamo solo parlando di una pozza o uno stagno, ma di corpi d’acqua su scala almeno chilometrica sulla superficie di Marte”, ha aggiunto. E le analisi di Opportunity dei minerali argillosi sulla superficie del pianeta hanno indicato che almeno parte di quest’acqua antica, che scorreva tra 4 e 3,5 miliardi di anni fa, aveva un pH relativamente neutro, cioè non era eccessivamente acida né basica. “Quindi direi che il rover ha stabilito l’abitabilità fisica di Marte al tempo in cui sulla Terra iniziò la vita”, ha spiegato Callas.
La lunga di vita di Opportunity lo ha portato verso caratteristiche geologiche uniche. Ha scalato Cape Tribulation, raggiungendo la cima di 135m di altezza, l’ascesa più grande di sempre per Opportunity. Sulla via del ritorno, è stata anche la discesa più inclinata (32°) mai eseguita dal rover, che ha fatto sì che la sabbia che si era accumulata sui suoi pannelli solari scivolasse via. Nei suoi numerosi giorni sul Pianeta Rosso, Opportunity ha immortalato anche panorami mozzafiato dei diversi posti che ha esplorato.
Record infranti
Opportunity non ha emesso alcun segno di vita dal 10 giugno 2018. “La tempesta è una delle più intense mai osservate sul Pianeta Rosso. Al 10 giugno, ha coperto oltre 41 milioni di km², circa l’area di Nord America e Russia combinate. Ha bloccato talmente tanta luce solare da trasformare il giorno in notte per Opportunity”, aveva dichiarato la NASA. “Avevamo bisogno di una storia tempesta di sabbia per mettere fine a questa storica missione”, ha dichiarato Abigail Fraeman, scienziato del progetto.
Una chance per Opportunity
Tuttavia, non è andata così e sembra che niente di tutto questo accadrà mai. La NASA ha ancora il rover Curiosity su Marte. Lanciato nel 2012, attualmente sta scalando il Monte Sharp, un monte di 4.800m di altezza nel messo del cratere Gale. Curiosity funziona a propulsione nucleare, quindi le tempeste di sabbia non saranno un problema. La NASA pianifica di inviare un altro rover su Marte nel 2020. Ma intanto, per la prima volta in 15 anni, dovremo abituarci ad un mondo – o forse due – senza Opportunity, vero esempio del duro lavoro e della qualità che le missioni spaziali sono progettate a produrre. Un giorno forse gli umani saranno in grado di andare su Marte e visitare i siti in cui si trovano i due rover gemelli: sarebbe il miglior tributo dell’umanità a questi due “pionieri marziani”.