La sera del 21 gennaio scorso Emiliano Sala, calciatore argentino di 28 anni, e David Ibbotson, pilota inglese di 59, stavano sorvolando la Manica diretti a Cardiff quando improvvisamente l’aereo su cui viaggiavano è sparito dai radar. Sarebbe stato ritrovato solo due settimane dopo sul fondale della Manica, 38km a nord di Guernsey, con un corpo intrappolato tra i rottami che nelle ultime ore è stato identificato come quello della giovane stella del calcio.
Ibbotson era al comando dell’aereo monomotore a turbina che stava portando Sala da Nantes, dove era stato per salutare i suoi ex compagni di squadra, a Cardiff, dove il giorno dopo avrebbe dovuto iniziare la sua avventura con la squadra della città. A 20 giorni dal tragico incidente, di Ibbotson non c’è ancora traccia e ora la famiglia ha lanciato una raccolta fondi per far riprendere le ricerche in maniera privata, proprio come fatto dalla famiglia di Sala. Le ricerche ufficiali, infatti, erano state sospese pochi giorni dopo l’incidente a causa delle possibilità “estremamente remote” di trovare i due ancora in vita.

Nel tentativo di fare un po’ di chiarezza sulle dinamiche dell’incidente, David Learnmount, ex istruttore della Royal Air Force (RAF), l’aeronautica militare del Regno Unito, ha suggerito che il signor Ibbotson aveva un certo controllo dell’aereo quando è precipitato. A The Times ha dichiarato che il relitto non è sparso una vasta area che, sostiene, è ciò che succede normalmente dopo una picchiata incontrollata ad alta velocità. “Nessuno esegue una picchiata in mare sapendo che sta facendo scendere l’aereo in mare. Sollevi il muso dell’aereo. Non è entrato in mare ad alta velocità con il muso verso il basso”, ha dichiarato.
