Cambiano gli oggetti di uso comune nelle case degli italiani, e questo nuovo trend non può fare altro che salire: è questo quello che emerge dagli studi di settore.
Nella smart classifica italiana in prima posizione per la sicurezza troviamo dispositivi come telecamere, sensori di movimento e di apertura porte e finestre controllabili via app, anche fuori casa.
In seconda posizione gli smart speaker che grazie alle campagne promozionali di Amazon e Google guadagnano sempre più quote sul mercato e che svolgono la funzione di veri e propri assistenti personali, dalla banale riproduzione della musica alla programmazione della sveglia, e rispondono a qualsiasi domanda ci venga in mente imparando dalle nostre abitudini a farlo sempre meglio.
In terza posizione gli elettrodomestici con funzionalità evolute di cui fanno parte termostati e climatizzatori che possiamo programmare per il nostro caldo o fresco rientro a casa, per esempio, o impostare seguendo le tariffazioni orarie, frigoriferi che possono ricordarci di fare la spesa, lavatrici a controllo vocale, ed addirittura spazzolini elettrici che ci dicono se abbiamo pulito adeguatamente i nostri denti.
A fare il punto della situazione è stato l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, che ha stimato una crescita del 52% nelle vendite di settore durante il 2018, per una quota di 380 milioni di euro. A possedere un oggetto smart più di quattro italiani su dieci, mercato superato soltanto dalla Spagna (300 mln di euro, +59%); a seguire Francia (800 mln, +47%), Germania (1,8 mld, +39%) e Regno Unito (1,7 mld, +39%).
“Nonostante i grandi passi in avanti, rimangono ancora numerose barriere da superare, In primo luogo la comunicazione ai consumatori delle reali potenzialità di utilizzo degli oggetti smart”.“Bisogna poi lavorare sulla formazione degli addetti all’installazione e alla vendita, spesso non in grado di fornire un adeguato supporto all’utente, e sull’offerta di servizi di valore abilitati dagli oggetti connessi. Un’ulteriore sfida per le aziende nel 2019 sarà valorizzare l’enorme mole di dati messi a disposizione dagli oggetti smart e dalle tecnologie emergenti come l’Intelligenza Artificiale e al tempo stesso gestire temi fondamentali come privacy e cyber security, in cima alle preoccupazioni degli utenti che possiedono o hanno intenzione di acquistare soluzioni per la casa intelligente“, ha dichiarato di Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano.
Tutti segnali di un cambiamento annunciato questi, ma a dividere la scena è sempre lo spinoso argomento della privacy, perché se da una parte tutto diventerà più smart, più semplice e connesso, dall’altra quanto della nostra vita personale saremo disposti a scambiare per trarne beneficio?
