A Gibilterra è stata scoperta l’ultima impronta di un uomo di Neanderthal datata a circa 29.000 anni fa, rimasta impressa in quella che era ai tempi una duna di sabbia. Il rinvenimento è avvenuto in seguito ad uno studio pubblicato di recente sulla rivista Quaternary Science Reviews da un gruppo internazionale di paleontologi, coordinati dall’Università spagnola di Siviglia, che comprende le Università portoghesi di Lisbona e Coimbra, l’Università canadese di Toronto, l’Università cilena di Atacama e il Centro geologico del Giappone. L’impronta è attribuibile ad un piccolo individuo, tra i 106 e i 126 centimetri di statura. Il rinvenimento è il risultato di una ricerca durata dieci anni, nel corso della quale, nella stessa regione, sono stati fatti anche altri ritrovamenti, come alcune tra le più antiche impronte di mammifero conosciute.
La scoperta è avvenuta in una regione che all’epoca era ricca di dune sopra la Baia Catalana, risalente all’ultima glaciazione, grazie a piccole frane che hanno svelato le storiche impronte dei nostri antenati. Gli uomini di Neanderthal, vissuti all’incirca tra i 200.000 e i 30.000 anni fa, devono il loro nome alla valle di Neander, vicino Duesseldorf, in Germania, dove nel 1856 vennero ritrovati i primi resti fossili attribuibili a questa specie umana. Non si sa ancora come si siano estinti, forse a causa di diversi fattori che hanno interagito contemporaneamente, in particolare i cambiamenti climatici e la pressione evolutiva della nuova specie umana, l’Homo Sapiens, che 30.000 anni fa si stava già rapidamente diffondendo in Europa e nel mondo, fino a diventare l’unica specie umana sopravvissuta sulla Terra.
