Sono trascorsi 54 anni da quella prima passeggiata nello Spazio. Da quando il cosmonauta sovietico Alexei Leonov uscì dalla navicella spaziale Voskhod 2, in orbita intorno alla Terra, diventando così il primo essere umano ad andare a spasso nello Spazio. La passeggiata durò 15 minuti, ma tanto bastò per inserire per sempre il nome dell’astronauta sovietico negli annali della storia dell’Astronomia moderna. Era il 18 marzo 1965 e quell’uomo mise piede nello Spazio senza la protezione fornita dalla navicella. Un evento storico che, anche per la mancanza di esperienze precedenti, rischiò di finire in tragedia, ma alla fine tutto si risolse per il meglio e da quel momento fu replicato da diversi astronauti, fino ai giorni nostri, sempre con successo. Tra tutte ricordiamo quella del primo italiano a passeggiare nello Spazio nel 2013, Luca Parmitano.

Si chiamano tecnicamente Eva (Extravehicular activity) ma sono più note come passeggiate spaziali e sono probabilmente l’esperienza più emozionante per ogni astronauta. Lo scopo di queste passeggiate è quella di creare i presupposti per poter svolgere delle attività che devono per forza essere eseguite al di fuori della navetta spaziale. Ovviamente i rischi non sono pochi. Rispetto alle prime passeggiate spaziali, gli astronauti hanno oggi grande libertà di movimento e possono lavorare agganciati a bracci robotici, indossando una tutta dalla tecnologia molto sofisticata, tanto da essere considerata un vero e proprio veicolo spaziale. I pericoli, come abbiamo detto, non mancano: basti pensare all’incidente occorso all’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) Luca Parmitano, che ha rischiato di ‘annegare’ per una perdita di acqua nel casco.