Daniele Nardi e Tom Ballard sono morti sul Nanga Parbat: una foto e un grande mistero

Una foto sbiadita ma schiacciante: quelle due sagome sulla neve sulla parete Diamir del Nanga Parbat sono i corpi senza vita di Daniele Nardi e di Tom Ballard, gli alpinisti dei quali non si avevano piu’ notizie dal pomeriggio del 24 febbraio scorso. E resteranno lassu’, su quella gelida parete. Si chiude cosi’ – con tanti interrogativi – quella che doveva essere una spedizione epica, memorabile pronta ad essere consegnata alla storia dell’alpinismo lungo l’inviolata via Mummery. Nardi, 42 anni di Sezze, papa’ del piccolo Mattia (6 mesi) e di Daniela, era un alpinista con una visione romantica, aveva un chiodo fisso per il Nanga Parbat e per la via Mummery. Prima di trovare la morte aveva tentato altre quattro volte trascurando i ripetuti consigli del ‘Re degli Ottomila’, Reinhold Messner (“a Nardi dissi piu’ volte di non percorrere quella via“). Questa impossibile direttissima era stata sconsigliata anche a Tom, 30 anni inglese di nascita e trentino d’adozione. Come ricorda dalla Val di Fassa la fidanzata Stefania Pederiva nella sua poesia d’addio, “un dolore straziante e una forte rabbia per non aver ascoltato le mie costanti parole che ti dicevano che su quella montagna non dovevi andare“.

Daniele Nardi Tom BallardLa vicenda di Daniele e Tom ha coinvolto tutto il mondo dell’alpinismo che ora si chiede come sia accaduto. Le cause della loro morte sono ancora avvolte nel mistero. A quelle quote, 5.900 metri dove gli elicotteri faticano a volteggiare, le ipotesi sono tante. C’e’ chi parla di una valanga (possibile), di incidente durante la scalata (forse più probabile), infortunio e quindi assideramento. Osservando l’immagine carpita dal potente telescopio dell’alpinista basco, Alex Txikon, si nota che Nardi (giacca a vento rosso-arancione) si trova una decina di metri sopra Ballard (giacca a vento blu) che molto probabilmente stava facendo assicurazione al suo capo spedizione.

Della spedizione NardiBallard restano un immenso dolore, un grande vuoto, e quella targa in metallo lasciata su una roccia vicino al campo base. Ad incidere i nomi di Daniele e Tom indicando la data della morte, il 25 febbraio 2019, sono stati Txikon e il collega Ignacio De Zuloaga, colui che nei giorni scorsi aveva pilotati i droni alla ricerca dei colleghi-amici. La macchina dei soccorsi ha interessato una cinquantina di persone tra Pakistan, con a capo l’ambasciatore Stefano Pontecorvo e l’Italia con Agostino Da Polenza. Organizzazione resa molto difficile anche dalle tensioni tra India e Pakistan con gli elicotteri che sono stati dirottati all’ultimo minuto per esigenze militari. Il mondo dell’alpinismo e tutti coloro rimasti colpiti da questa tragedia ricorderanno Daniele Nardi con le sue stesse parole pronunciate a meta’ dicembre prima di partire per il Nanga Parbat: “mi piacerebbe essere ricordato come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile, impossibile, che pero’ non si e’ arreso e se non dovessi tornare, il messaggio che arriva a mio figlio sia questo: non fermarti, non arrenderti, datti da fare perche’ il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano si’ che la pace sia una realta’ e non soltanto un’idea, vale la pena farlo“.