La Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite e prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio. Il 22 marzo in tantissimi luoghi del Pianeta attraverso convegni, eventi, seminari si accendono i riflettori sull’oro blu per porre all’attenzione di tutti e a ogni livello di responsabilità la necessità del razionale utilizzo della risorsa naturale indispensabile alla vita e più preziosa del Pianeta.
“Una necessità poco o per niente avvertita sia dalle classi dirigenti del Bel Paese sia da quelle che governano una regione come la Calabria con grande disponibilità d’acqua potabile e non, con la più alta biodiversità, con 716 chilometri di coste bagnate da due mari e con uno dei territori maggiormente esposti ai rischi idrogeologici,” spiega il Geologo Mario Pileggi del Consiglio nazionale “Amici della Terra”.

– per informare e educare i cittadini ad essere soggetti attivi nel processo di gestione delle risorse idriche e di tutela dell’ambiente;
– per assicurare il riconoscimento generale dell’acqua come elemento prezioso e vitale da rispettare attraverso un uso sostenibile;
– per promuovere la conoscenza dell’acqua come fattore essenziale per l’agricoltura e per una sana alimentazione; per far conoscere e valorizzare la preziosità di suoli e acque che alimentano la grande varietà di vegetali e animali e anche di quei preziosi prodotti enogastronomici considerati dal New York Times per inserire la Calabria tra i luoghi meritevoli di essere visitati. Paradossalmente, nella Regione che può vantare le fonti più esclusive ed il massimo della qualità, si continua ad ignorare o a sottovalutare la tendenza in atto e sempre più diffusa nei locali di ristoro di presentare con la carta dei vini anche la Carta delle Acque.
Occasione mancata, prosegue l’esperto, “per ricordare che la grande disponibilità e abbondanza d’acqua nella Regione ha sempre influenzato, nel bene e nel male, la vita e le condizioni socio-economiche delle popolazioni presenti da millenni nella Calabria. E, anche per attivare le iniziative necessarie per la tutela e valorizzazione delle preziose sorgenti censite nelle cinque province calabresi.
Restano nell’ombra anche le 211 sorgenti con acque calde e le 5 termali con temperatura superiore a 30° C.
Occasione mancata per individuare cause e rimedi al fatto che la quantità d’acqua erogata in Calabria risulta quasi la metà di quella prelevata. Com’è noto il volume complessivo di acqua prelevata per uso potabile è di 421.992 milioni di metri cubi. In particolare la quantità d’acqua prelevata da sorgenti è di 194.311 milioni di metri cubi mentre la quantità prelevata da pozzo è di 170.930 milioni di metri cubi. Il prelievo dai corsi d’acqua superficiali è di 46.723 milioni di metri cubi e quello dai laghi e bacini artificiali è di 10.027 milioni di metri cubi.
Va ribadito che circa cento milioni di metri cubi dell’acqua prelevata mancano al volume dell’acqua immessa nelle reti che è pari a 327.622 milioni di metri cubi. E che la perdita delle reti pari al 35,4%. Quindi si arriva ad una quantità di acqua erogata pari a 211.612 milioni di metri cubi, quasi la metà dei 421.992 milioni di metri cubi prelevati.”
In pratica, secondo i dati del 2015 resi noti dall’ISTAT per la ricorrenza della giornata mondiale dell’acqua, la metà della popolazione calabrese non si fida della qualità dell’acqua erogata nelle abitazioni. E il 37,7 % dei cittadini ritiene irregolare l’erogazione dell’acqua nelle abitazioni.
D’altra parte, in moltissimi comuni ricchissimi d’acqua di ottima qualità, le norme nazionali e le direttive europee “in materia di valorizzazione e razionale utilizzazione delle risorse idriche e di tutela delle acque dall’inquinamento” tardano ad essere applicate.
La mancata raccolta e l’irrazionale utilizzazione delle acque delle preziose sorgenti e dei torrenti, oltre a limitare lo sviluppo e a creare disagi nelle popolazioni, accentuano i ben noti processi di degrado e dissesto idrogeologico del territorio collinare e montano. E così, invece di ricchezza e benessere, la grande disponibilità d’acqua, finisce per alimentare dissesti e frane sui rilievi collinari, alluvioni in pianura ed erosione costiera con gravi rischi anche per le popolazioni.
L’aggravamento dei processi di degrado e depauperamento della risorsa acqua “sono delineati nei vari scenari del cambiamento climatico in atto. Si prevede una riduzione delle precipitazioni del 10% in inverno e del 3 % in estate. Il deficit idrico stimato per fine secolo è dell’ordine di centinaia di milioni di metri cubi per le falde idriche di alcune regioni. E con effetti rilevanti anche sull’agricoltura. In particolare in Calabria si è rilevato l’aumento sia di periodi di siccità idrologica sia di precipitazioni brevi e intense e, quindi, una maggiore frequenza di alluvioni e piene straordinarie.
Resta oscurata anche la prima iniziativa popolare a livello europeo denominata “Right2Water” con la raccolta 1,8 milioni di firme a sostegno di un migliore accesso all’acqua potabile per tutti i cittadini europei.
Iniziativa che ha stimolato la Commissione europea all’aggiornamento della direttiva e delle norme sull’acqua potabile.”
Per migliorare la qualità dell’acqua potabile e agevolare l’accesso dei cittadini consumatori, con le nuove norme, “i fornitori dovranno comunicare loro informazioni più chiare sul consumo idrico, sulla struttura dei costi e sul prezzo al litro per consentire un confronto con il prezzo dell’acqua in bottiglia. E questo anche allo scopo di raggiungere sia l’obiettivo ambientale di ridurre l’uso superfluo della plastica sia gli obiettivi di sviluppo sostenibile per tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini.
Con le nuove norme europee gli Stati membri saranno obbligati a migliorare l’accesso all’acqua potabile per tutti i cittadini e in particolare per i gruppi più vulnerabili e marginali che, attualmente, hanno difficoltà ad accedervi. In pratica, ciò significa creare attrezzature per l’accesso all’acqua potabile in spazi pubblici, lanciare campagne per informare i cittadini circa la qualità dell’acqua a loro accessibile e incoraggiare le amministrazioni e gli edifici pubblici a fornire accesso all’acqua potabile.
Una migliore gestione dell’acqua potabile da parte degli Stati membri, conclude Pileggi, “scongiurerà perdite d’acqua evitabili e contribuirà a diminuire l’impronta di CO2. E, quindi, apporterà un contributo significativo al raggiungimento degli obiettivi 2030 di sviluppo sostenibile e degli obiettivi dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.“