Il governo del presidente venezuelano Nicolas Maduro ha annunciato una seconda chiusura di scuole e uffici a causa del blackout che ha superato le 72 ore, nonostante sia ripresa la somministrazione di elettricità in alcune zone di Caracas. “Informiamo che domani, 11 marzo, saranno sospese tutte le attività lavorative e scolastiche“, ha detto in tv il ministro della Comunicazione, Jorge Rodrìguez. Anche venerdì scorso scuole e uffici erano rimasti chiusi.
La crisi in Venezuela ha preso una piega “catastrofica nelle ultime 72 ore. Ci avviciniamo alle 72 ore di blackout e la prospettiva di fame e carestia èora per molti una realtà”. Lo twitta il senatore repubblicano Marco Rubio, sottolineando che “se ingenti aiuti non saranno consegnati presto, il timore è che ci sia una catastrofe senza precedenti“.
Il leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaidò, riconosciuto come presidente a interim da una cinquantina di Paesi, ha confermato che sono 17 le persone morte in ospedale a causa del blackout. Guaidò ha annunciato che chiederà ai deputati di dichiarare lo “stato d’emergenza” per far fronte a quella che ha definito una “catastrofe“. Intanto è stata ristabilita la fornitura di elettricità in alcune zone di Caracas, secondo quanto riferito dalla sindaca Erika Farias. Ma restano senza energia elettrica Zulial, nella parte occidentale del Paese, Aragua (centro), Carabobo (centro), Tàchira (ovest) e almeno altri 11 dei 23 Stati venezuelani. In queste zone del Paese gli abitanti segnalano sui social che cominciano a scarseggiare gli alimenti. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Energia elettrica, Luis Motta Domìnguez, la principale centrale idroelettrica del Paese, el Guri, e’ stata “sabotata“.
