Siccità e terreni aridi spingono, soprattutto nelle campagne del Nord, anche alla rinuncia alle semine primaverili. Le precipitazioni invernali dimezzate (-50%) rispetto alla media mettono in forse, secondo la Coldiretti, l’avvio delle colture di granoturco, soia, girasole, barbabietole, riso e pomodoro. Non si riscontrano al momento speculazioni sui prezzi, ma per questi prodotti-simbolo della Dieta mediterranea il calo dei raccolti potrebbe in prospettiva portare tensioni sui listini, ”favorite – lamenta Coldiretti – dalle distorsioni lungo la filiera. Occorre perciò soprattutto vigilare sulle importazioni per evitare che vengano spacciati come made in Italy prodotti stranieri’‘. Per Raffaele Maiorano, presidente di Confagricoltura Giovani (Anga), ‘‘la stagionalità è diventata imprevedibile: non si è più in grado di capire cosa coltivare, cosa seminare e in quali periodi farlo. Ciò avrà un impatto in termini di diminuzione o assenza della produzione, aumento dei prezzi e contraccolpi ambientali. Ma arrivano anche opportunità come coltivare il mango, lime e altri frutti tropicali in Calabria e in Sicilia”.

COLDIRETTI: UN INCENDIO AL GIORNO NEL 2019 A CAUSA DI CALDO E SICCITA’
Per effetto del caldo e della siccità quasi un incendio al giorno è divampato in Italia dall’inizio nel 2019 in cui si contano ben 73 incendi dall’inizio dell’anno con 2343 ettari bruciati contro gli appena 4 roghi dello stesso periodo del 2018 e 26 ettari devastati. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Effis in riferimento alle fiamme che hanno colpito i boschi a Fucecchio in Toscana, nel pistoiese e in provincia di Pordenone. Gli incendi – sottolinea la Coldiretti – sono favoriti dal vento e dall’ambiente secco in un mese di marzo con temperature massime e minime che sono risultate di tre gradi superiori alla media nella prima decade secondo l’Ucea. Ma a pesare – precisa la Coldiretti – è anche la mancanza di precipitazioni con la caduta al nord del 50% di pioggia in meno durante l’inverno. Per ricostituire i boschi andati in fiamme – precisa la Coldiretti – ci vorranno almeno 15 anni con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. Nelle foreste andate a fuoco – conclude Coldiretti – saranno impedite anche tutte le attività umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, dei tartufi e dei piccoli frutti, ma anche quelle di natura hobbistica come i funghi che coinvolgono decine di migliaia di appassionati.
