Astronomia – È un frammento di pianeta sopravvissuto alla morte della sua stella e contiene elevate quantità di ferro e nichel. Lo ha scoperto – in un disco di detriti formato dai pianeti distrutti durante le ultime fasi di vita della loro stella – un team internazionale di astronomi, guidato dall’Università di Warwick (Regno Unito), del quale fanno parte due ricercatrici e un ricercatore dell’INAF di Napoli, Palermo e Torino.
Il planetesimo – così si chiamano questi corpi rocciosi, in questo caso il residuo di un pianeta più grande – è in parte sopravvissuto alla catastrofe provocata dalla “morte” della sua stella. La stella in questione è oggi una nana bianca, chiamata SDSS J122859.93 + 104032.9, a 410 anni luce da noi. Stando agli indizi raccolti, il pianeta orbitava in una regione esterna del suo sistema planetario. È probabile che la distruzione del pianeta abbia coinciso con le fasi iniziali del processo di raffreddamento della nana bianca. A rendere ancor più sorprendente la sua già improbabile sopravvivenza è la sua orbita: è più stretta di quanto si ritenesse possibile, così vicina alla nana bianca da compiere una rivoluzione ogni due ore. Gli astronomi calcolano che il diametro del planetesimo debba essere di almeno un chilometro, ma potrebbe anche raggiungere alcune centinaia di chilometri, rendendolo dunque paragonabile ai più grandi fra gli asteroidi presenti nel nostro Sistema solare.

«In origine doveva trattarsi di una stella con massa pari a circa due volte quella del nostro Sole», aggiunge il primo autore dello studio, Christopher Manser, dell’Università di Warwick, «ma ora la massa della nana bianca si è ridotta ad appena il 70 per cento di quella solare. Al tempo stesso, è anche molto piccola – grosso modo ha le dimensioni della Terra – e questo la rende estremamente densa, come del resto tutte le nane bianche. La gravità di una nana bianca è così forte – circa centomila volte quella della Terra – che un normale asteroide, se dovesse passarle troppo vicino, verrebbe squarciato dalle potenti forze mareali».
«Il planetesimo che abbiamo scoperto orbita nelle profondità della buca di potenziale gravitazionale della nana bianca, vicinissimo alla stella, molto al di là del limite oltre il quale ci attendevamo che non ci fosse più alcunché. L’unica spiegazione è che debba trattarsi di un oggetto molto denso, oppure che ci sia una forza interna che lo tiene insieme. La nostra ipotesi è che sia composto in gran parte di ferro e nichel», dice uno dei coautori dello studio, Boris Gaensicke dell’Università di Warwick.
Se fosse costituito soltanto da ferro il planetesimo potrebbe sopravvivere dove si trova ora, così come potrebbe riuscirci anche se fosse solo molto ricco di ferro, purché una forza interna contribuisca a tenerlo insieme – una possibilità, questa, compatibile con l’ipotesi che il planetesimo sia il frammento piuttosto massiccio del nucleo di un pianeta denudato di crosta e mantello per effetto delle forze mareali esercitate dalla nana bianca. «Se l’ipotesi è corretta», aggiunge Gaensicke, «il pianeta originario dovrebbe avere un diametro di almeno qualche centinaia di chilometri e il pianeta originario essere molto massiccio. Infatti, solo questo tipo di pianeti si differenziano, un po’ come l’olio nell’acqua, con gli elementi più pesanti che affondano fino a formare un nucleo metallico.
Riportata oggi su Science, la scoperta è avvenuta grazie a una tecnica di analisi spettroscopica: gli scienziati hanno identificato la scia di gas lasciata dal pianeta osservando lievi variazioni presenti nella luce emessa dal sistema. Mai prima d’ora un corpo solido in orbita attorno a una nana bianca era stato scoperto in questo modo.
Usando il Gran Telescopio Canarias di La Palma, alle Canarie, gli scienziati stavano osservando il disco di detriti in orbita attorno alla nana bianca, prodotto dalla frantumazione di corpi rocciosi composti da elementi come il ferro, il magnesio, il silicio e l’ossigeno: i quattro “mattoncini” fondamentali della Terra e della maggior parte dei corpi rocciosi. Ma all’interno del disco hanno notato la presenza di un anello di gas che fluiva da un corpo solido, come la coda di una cometa. Un gas che potrebbe essere generato dal corpo stesso, o da polvere che evapora, man mano che si scontra con detriti di piccole dimensioni presenti nel disco.
«Tempo 5 o 6 miliardi di anni e il Sistema solare avrà una nana bianca al posto del Sole, e in orbita attorno a essa ci saranno Marte, Giove, Saturno, i pianeti più esterni, asteroidi e comete. Simili sistemi planetari sono soggetti a forti squilibri dinamici in cui le interazioni gravitazionali, con i pianeti più grandi possono spingere i corpi più piccoli su un’orbita che li avvicina alla nana bianca, dove finiscono per venire distrutti dalla sua enorme gravità», aggiunge Manser.
