Ieri, per l’approvazione della legge contro il Revenge Porn, la Lega ha dovuto fare un passo indietro sull’emendamento riguardante la castrazione chimica, ma fin da subito si è parlato di un futuro ddl appositamente dedicato a questo tipo di pena, applicabile per reati di violenza sessuale. Il provvedimento che includerà la Castrazione chimica sarà “un ddl della Lega, che noi metteremo sul tavolo per confrontarci con il M5S“, ha dichiarato oggi il ministro Giulia Bongiorno. Il disegno “sarà più organico e, secondo me, dovrebbe prendere in considerazione anche altri tipi di reato, oltre alla violenza sulle donne, perché secondo me ora dobbiamo concentrarci sulla pedofilia. Sulla castrazione chimica si tornerà non appena verrà elaborato un disegno di legge all’avanguardia che spieghi cosa è, e le conseguenze di chi compie atti violenti contro le donne. Per ora il Codice rosso ha la massima priorità” ha spiegato il ministro Bongiorno nel corso di un incontro con i giornalisti a Montecitorio.

FOCUS: COS’E’ E IN COSA CONSISTE LA CASTRAZIONE CHIMICA
La castrazione chimica non è altro che una terapia farmacologica in grado di bloccare gli ormoni sessuali maschili, che stimolano i testicoli a produrre testosterone. In genere è somministrata con un’iniezione, ma è possibile utilizzare anche anche fiale e pillole. I principi attivi più usati sono il ciproterone acetato e il medrossiprogesteroneacetato, grazie ai quali viene azzerato il desiderio sessuale. L’effetto della castrazione chimica può essere duraturo solo se la terapia viene effettuata per un lungo periodo di tempo.
Il sistema della castrazione chimica è attualmente utilizzato a livello medico nei pazienti con cancro alla prostata con metastasi. Questo tipo di tumore, infatti, è sensibile al testosterone nel sangue e bloccandolo si tenta di inibire la crescita delle cellule tumorali. La castrazione chimica è reversibile in quanto i livelli di testosterone tornano in genere alla normalità dopo alcuni mesi dalla sospensione del farmaco. Nel caso in cui la pratica diventasse una pena per reati di violenza sessuale, sarebbe necessario prolungare la terapia per renderne gli effetti permanenti.
