La Domenica delle Palme, che quest’anno ricorre il 14 aprile, è più di una tradizione religiosa: è una ricorrenza che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Si chiama Domenica della Passione del Signore e viene celebrata da cattolici, ortodossi e protestanti. Con essa si dà ufficialmente il via alla Settimana Santa. L’evento da ricordare in questa occasione è l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. Il racconto dell’ingresso del Signore a Gerusalemme è presente in tutti e quattro i Vangeli, seppur con alcune varianti.
Matteo e Marco, ad esempio, raccontano che la gente sventolava rami di alberi o fronde prese dai campi; Luca non ne fa menzione; Giovanni non parla di palme. L’episodio fa riferimento alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot, la festa delle campane, in occasione della quale i fedeli, arrivati in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme, salivano al tempio in processione sventolando ognuno il suo lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre tipi di alberi: palme, mirti, salici. Spesso, attaccato al centro, c’era una sorta di cedro, l’etrog, il buon frutto che Israele unito rappresentava per il popolo.

Qui la folla, numerosissima, radunata dalle voci dell’arrivo del Messia, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami degli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, agitandoli festosamente per rendere onore a Gesù ed esclamando: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!Osanna nell’alto dei cieli!”.Gesù fece il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso in Palestina, acclamato come accadeva per i re. Il figlio di Dio, per il suo ingresso aveva scelto l’asina e non il cavallo: un animale umile, servizievole, sempre al fianco della gente pacifica e lavoratrice. Del resto l’asino è presente nella vita di Gesù sin dalla sua nascita, nella stalla di Betlemme e nella fuga in Egitto della famiglia.
La benedizione delle palme è documentata sin dal VII secolo ed ebbe uno sviluppo di cerimonie e di canti adeguato all’importanza sempre maggiore data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu accolta dalla liturgia della Siria e dell’Egitto. In Occidente, giacché questa domenica era riservata a cerimonie prebattesimali (il battesimo era amministrato a Pasqua) e all’inizio solenne della Settimana Santa, benedizione e processione delle palme trovarono difficoltà a introdursi; entrarono in uso prima in Gallia (sec. VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor”; poi in Roma dalla fine dell’XI secolo.
L’uso di portare nelle proprie case l’ulivo o la palma benedetta ha origine devozionale, come augurio di pace.