Tre mesi di siccità hanno ridotto all’osso le risorse idriche nei bacini del Piemonte che non sono mai state così scarse negli ultimi 50 anni: “Affrontiamo la siccità sempre in modo un po’ emergenziale. Si invocano tavoli di crisi quando in realtà dovremmo mettere a punto una strategia che consenta di fare dei bacini di accumulo,” spiega all’AdnKronos l’assessore regionale all’Agricoltura, Giorgio Ferrero. “Le piogge di questi giorni non si può dire che non siano servite a niente anche perché è caduta la neve sulle montagne che con l’alzarsi delle temperature si scioglie ma è evidente che c’è stato un periodo di siccità pazzesca, con un quarto di acqua caduta rispetto alla norma“, sottolinea Ferrero. “Il problema della siccità si risolve solo quando piove o quando nevica e quando c’è la siccità bisogna fare la danza della pioggia non convocare i tavoli. Per questo occorrono strumenti che consentano di trattenere l’acqua quando c’è“. “Il Piemonte è circondato dalle Alpi e la pianura padana è circondata da montagne importanti, abbiamo, dunque, diversi potenziali di accumulo, uno è il Po, poi ci sono una serie di invasi e il Lago Maggiore ma mancano strumenti di accumulo di acqua dolce e questo, prima o poi, anche a causa dei cambiamenti climatici e dei ghiacciai che si sciolgono, metterà a rischio gli approvvigionamenti idrici“. “La cosa che più mi colpisce è che un elemento vitale nel vero senso della parola come l’acqua, vitale per scopi idrici, per l’agricoltura e anche per fare energie pulite non abbia un piano strategico di accumulo a livello europeo e a livello nazionale. Molti dicono che c’è, ma di fatto non è così. Per questo credo che un grande investimento che dovrebbe fare il Paese prima ancora delle le strade sia quello sull’acqua perché senza strade di vive male ma si vive, senza acqua non si vive“, conclude l’assessore.
