Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna, lancia l’allarme in merito alla siccità che colpisce l’Isola: “L’agricoltura sarda è nuovamente all’asciutto ed ha sete,” spiega all’AdnKronos. “Dopo un 2018 in cui le precipitazioni hanno abbondato, torna dopo solo un anno il problema della siccità. Ormai in Sardegna, ma non solo, l’emergenza è grave“.
Il mese di marzo, appena concluso, ha fatto segnare una temperatura superiore di 1,8 gradi la media, mentre le precipitazioni sono state inferiori di 1/3 nel primo trimestre dell’anno rispetto alla media storica del periodo: è quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Isac Cnr, che collocano il mese di marzo nella top ten dei più caldi dal 1800 ad oggi.
Le conseguenze evidenti vanno dall’arrivo anticipato delle primizie sulle tavole alle fioriture sugli alberi, a cui si aggiunge l’effetto siccità. Un andamento che conferma i cambiamenti climatici in atto anche in Italia dove la classifica degli anni più caldi da oltre due secoli comprende nell’ordine: il 2018, il 2015, il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2017, il 2012, il 2001 e poi il 1994.
“I cambiamenti climatici sono in atto e ne stiamo vivendo i disagi. Non sono più qualcosa di lontano che non ci riguarda. Almeno per necessità crediamo sia giunto il momento di cominciare a parlarne e mettere in atto le dovute strategie. In questo modo l’agricoltura non può andare avanti perché ogni anno è un bollettino di guerra di perdite e maggiori costi di gestione, dovute una volta alla siccità e un’altra volta alle troppe piogge o a eccezionali nevicate. E proprio per questo uno dei primi atti della nuova Giunta deve essere quello dare una scossa ed accelerare la liquidazione alle imprese agricole della siccità del 2017,” spiega il presidente di Coldiretti Sardegna.
