Nuova vita al polipropilene. ENEA ha sviluppato un processo innovativo per il trattamento e il riciclo delle retine di plastica utilizzate per la produzione delle cozze che permette di trasformarle in nuovi oggetti o di reinserirle nell’ambito della stessa filiera produttiva, evitandone lo smaltimento in discarica, con riduzione dell’impatto ambientale e risparmi su tempi e costi di produzione.
È il risultato dello studio condotto dall’ENEA per l’Associazione Mediterranea Acquacoltori (AMA), che riunisce circa il 70% dei mitilicoltori italiani, nell’ambito del progetto finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo[1].
Secondo dati AMA nel nostro Paese per produrre 1 kg di cozze si utilizzano fino a 1,5 metri lineari di rete: con oltre 80mila tonnellate di cozze vendute ogni anno, ciò si traduce in 120mila km/anno di retine utilizzate, “cioè fino a tre volte la circonferenza del nostro pianeta”, evidenzia Loris Pietrelli del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi produttivi e Territoriali dell’ENEA.
Secondo uno studio ENEA-Legambiente, nel 43% delle spiagge italiane monitorate le “calze” usate per la mitilicoltura sono fra i rifiuti spiaggiati più frequenti, soprattutto in prossimità degli impianti di produzione, con tempi di degradazione superiori ai 200 anni. Dalle attività di caratterizzazione delle plastiche raccolte lungo le spiagge e in mare è emerso inoltre che la maggior parte di esse è costituita da polimeri termoplastici come polietilene e polipropilene, materiali per la gran parte riciclabili in nuovi oggetti commercializzabili, da rifiuto a risorsa economica.
“Il processo che abbiamo sviluppato potrebbe essere applicato anche a tutto il polipropilene derivante da altri settori della piscicoltura e rappresentare il punto di partenza per una gestione sostenibile dei materiali plastici: dal recupero al trattamento, fino al riciclo, un circuito virtuoso in grado di valorizzare le potenzialità dei materiali a fine vita, oggi in massima parte sottovalutate”, conclude Pietrelli.
[1] “Classificazione e modalità di recupero delle retine per la mitilicoltura” – Art. 5 comma 1 D. Lgs. 226/2001 – MIPAAF
