“Emergenza climatico-ambientale in Italia“: l’allarme viene lanciato da Franco Ortolani, geologo e senatore M5S.
L’Italia, spiega l’esperto, “si trova nella fascia climatico ambientale mediterranea di transizione tra le condizioni desertiche a sud a quelle tipicamente umido mediterranee a nord.”
“Come è evidente nella figura 1 basta uno spostamento di circa 250 km verso nord delle fasce climatiche, indicato con la freccia rossa, più o meno la distanza tra Bari e Catanzaro, perché la Sicilia venga interessata da condizioni presedertiche che oggi caratterizzano la Tunisia e la Libia con piovosità compresa tra 500 e 200 mm circa.

Le condivise conoscenze scientifiche indicano che il riscaldamento globale sta causando il progressivo spostamento verso nord delle condizioni pre-desertiche desertiche con conseguenti variazioni ambientali meno favorevoli di quelle fino ad ora conosciute.
Le modificazioni climatico ambientali avvenute nel periodo storico evidenziano che talora le modificazioni si sono verificate rapidamente come se esistessero “soglie climatico ambientali” nell’ambito di progressive variazioni.
Allo stato attuale non si può prevedere quali modificazioni sinergiche di possano instaurare anche nel breve periodo.
È evidente che la riduzione delle emissioni antropogeniche climalteranti non è sufficiente a contrastare le variazioni ambientali che si stanno già instaurando sulla superficie del suolo. Alla luce dei dati disponibili si può affermare che ci troviamo in una condizione di crisi climatico ambientale “pre disastro”.
E’ la prima volta che l’uomo moderno tecnologico ed inquinatore dell’atmosfera si trova in una situazione nella quale il clima e l’ambiente si stanno modificando.
Come ho più volte sottolineato il cambiamento del clima (cioè delle precipitazioni, della temperatura, dei venti) comporta in tempo reale un cambiamento dell’assetto della superficie del suolo.
Si deve parlare correttamente di cambiamento climatico-ambientale.
Parlare solo del contenimento delle emissioni antropogeniche climalteranti che si inseriscono in una naturale evoluzione plurisecolare del clima attuale (che è l’evoluzione del clima della Piccola Età Glaciale che ha caratterizzato il periodo 1500-1850) non basta.
La superficie del suolo sulla quale viviamo si sta già modificando da decenni come evidenziano la diminuzione delle precipitazioni piovose, l’incremento della temperatura media, le invasioni biologiche e le modificazioni inarrestabili degli elementi naturali più sensibili come i litorali sabbiosi sottoposti anche alle invadenti azioni umane.
Una drastica riduzione delle precipitazioni è registrata dalle stazioni meteo pugliesi che hanno serie storiche di dati che iniziano dai primi decenni del 1800 come quella di Castellaneta. I dati mostrano che dal 1850 circa ad oggi le precipitazioni sono diminuite di circa 600 mm (figura 3).
Il cambiamento climatico indica che la tendenza a diminuire si accentuerà nelle prossime decine di anni.
Ecco l’evidenza che ci troviamo già in crisi climatico ambientale pre disastro.
In Puglia, lungo la fascia costiera del Salento adriatico e ionico, si possono osservare le chiare evidenze dell’impatto del riscaldamento globale medievale verificatosi tra il 1000 e il 1300 d.C..
La morfologia attuale non avrebbe mai consentito l’accumulo dei sedimenti retrodunari direttamente sulla spiaggia.
E’ evidente che importanti modificazioni morfologiche sono intervenute come evidenzia la ricostruzione schematica riportata in figura 5.
Nella figura 6 è sintetizzata schematicamente la ricostruzione delle modificazioni morfologiche avvenute dopo il periodo caldo medievale.
E’ importante osservare che durante il periodo caldo medievale dovevano essersi instaurate condizioni climatiche più calde come quelle oggi esistenti lungo le coste mediterranee della Libia tali da favorire l’accumulo di ingenti volumi di frammenti organogeni che in circa 200-300 anni hanno favorito la costruzione di cordoni sabbiosi dunari e la progradazione della costa.
Coloro che hanno amministrato il nostro paese prima del 4 marzo 2018 non se ne sono mai preoccupati.
Ora è il momento di avviare concrete e motivate azioni per adeguare la superficie del suolo alle condizioni climatiche che si stanno accentuando, dalle Alpi alle isole del sud.
Si deve prendere coscienza che ci troviamo in una situazione di “emergenza climatico ambientale”.
Tale situazione deve essere considerata ufficialmente non solo con mozioni e belle parole ma va affrontata con un piano di
adeguamento nazionale di durata pluridecennale.“