A seguito della sottoscrizione del Protocollo d’Intesa tra LILT- Lega Italiana per la lotta contro i tumori – e A.I.F.I.- Associazione Italiana Fisioterapisti – si è svolta il mese scorso a Sabaudia la 1ª edizione dell’evento formativo “Dall’intervento chirurgico per il tumore al seno alla stabilizzazione degli esiti”.
Il progetto vuole fare un passo avanti per rispondere alle esigenze riabilitative della donna operata di carcinoma al seno in maniera più specifica ed efficace, potenziando la fondamentale figura del fisioterapista e orientando al meglio la strategia più appropriata ad ogni fase del percorso di cura: dagli esiti chirurgici fino alla stabilizzazione degli stessi.
La collaborazione tra LILT e A.I.F.I, sottoscritta a ottobre 2018, nasce infatti con un duplice obiettivo: da una parte, quello di promuovere l’inserimento di figure fisioterapiche specificamente formate all’interno delle Sezioni Provinciali LILT, per supporto nella prevenzione riabilitativa del danno secondario e terziario del tumore al seno, e dall’altra, favorire l’aggiornamento professionale col sistema ECM – educazione continua in medicina, sul territorio nazionale per la creazione di un pool di fisioterapisti dedicati.
Il carcinoma mammario è una delle neoplasie più diffuse nel mondo, la più frequente in assoluto nella popolazione femminile, colpisce una donna ogni 8 nell’arco della vita. In Italia i valori di sopravvivenza media si attestano sull’87%, passando dal 95% ad un anno dalla diagnosi ad un 80% a 10 anni dalla diagnosi, sostanzialmente in linea con quelli dei Paesi nordeuropei, degli Stati Uniti e dell’Australia. L’elevata incidenza della malattia e la sua tendenza alla cronicizzazione hanno fatto registrare un progressivo incremento di richiesta riabilitativa in ambito oncologico proprio tra le pazienti operate al seno per carcinoma mammario. L’attività della Riabilitazione Oncologica inizia fin dall’immediato postoperatorio e continua anche durante il periodo successivo, per prevenire o correggere eventuali limitazioni funzionali, fornire informazioni sulla malattia, migliorare la “compliance” della donna colpita.
