Sono svariati milioni gli anziani nel mondo che soffrono di una forma di demenza fino ad ora diagnosticata come Alzheimer, ma che in realtà coinvolge un’altra proteina presente nel cervello, diversa da quella imputata per la nota patologia. A far luce su una delle più importanti scoperte in materia fatte negli ultimi anni è lo studio pubblicato sulla rivista Brain, frutto di una collaborazione internazionale coordinata dall’Università del Kentucky. I risultati spiegherebbero così, almeno in parte, perché la ricerca di una cura per l’Alzheimer abbia finora fallito. La nuova forma ha effetti simili all’Alzheimer e colpisce un over 85 su 4.

Secondo il nuovo studio questo porta ad alterazioni della memoria e delle abilità cognitive simili all’Alzheimer, ma che insorgono più lentamente. “Questa patologia è stata sempre presente, ma la riconosciamo ora per la prima volta“, spiega l’autore principale, Pete Nelson, dell’Università del Kentucky. Tutto questo potrebbe essere la spiegazione ai fallimenti di alcune terapie anti Alzheimer: potrebbero esser state testate su persone che avevano questa condizione. “Questo – conclude Robert Howard dello University College London – ha importanti implicazioni per la scelta dei partecipanti nelle sperimentazioni future“.